Chi meglio di Lorenzo Insigne può incarnare la figura dello “scugnizzo napoletano”: vivace, di carattere fumantino ma dotato di grande talento.

Il primo vero approccio ed i primi gol in Serie A arriveranno nell’epoca Mazzarri, all’interno della quale inizierà man mano a ritagliarsi sempre più spazio, lasciando intuire al popolo partenopeo di aver trovato un simbolo di “napoletanità” per il futuro sul quale poggiarsi e fare affidamento.

È con Maurizio Sarri però che comincia la parabola discendente del nativo di Frattamaggiore. È qui che Lorenzo, quasi come un vero e proprio figlioccio adottivo, assorbe quante più nozioni il tecnico toscano abbia da tramandargli. La chimica con Gonzalo Higuain sembra essere pressoché perfetta, assistendo ma anche siglando ben 12 reti nella stagione 2015/16.
La cosa che più impressionó del triennio sarriano fu la costante dedizione alla fase difensiva; un’ossessione divenuta in poco tempo abitudine. Lucido in fase offensiva, fondamentale in quella difensiva.

Cosa mancava però a Lorenzo Insigne per effettuare il definitivo step evolutivo che lo consacrasse al calcio moderno? L’aspetto caratteriale, la leadership di cui probabilmente una squadra come il Napoli avesse bisogno nel post Hamsik.

Questo tanto richiesto processo di maturazione ha avuto luogo, quasi inconsciamente, durante il celeberrimo ammutinamento che ha portato all’esonero di Carlo Ancelotti. In quel misto di rifiuto, disorientamento e caos mentale, a distinguersi in quanto ad attitudine nel rettangolo di gioco c’era lui insieme al suo proverbiale senso di appartenenza, quasi a far metaforicamente da scudo ai compagni.

Non dev’essere un caso, né tantomeno destare scalpore il fatto che quel tanto discusso scugnizzo partenopeo sia stato recentemente nominato giocatore del mese di Marzo da parte della Lega Serie A.

Oltre ad essere punto di riferimento alla corte di Partenope, sta man mano divenendo punto cardine di quella rappresentativa tricolore che, dopo la disfatta in quel di San Siro contro la Svezia, punta a riportare il calcio italiano ai livelli gloriosi di un tempo.

Ugo Casadio

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