In quanti contesti, anche al di fuori del mondo sportivo, è capitato di non veder sotto i riflettori tutto il lavoro “sporco” che c’è dietro la realizzazione di uno spettacolo, di un programma televisivo o anche di un banalissimo meeting.
Quante volte è capitato di veder comparire sotto i riflettori la star e non chi ha contribuito a renderla tale.

Quest’oggi, dopo una delle partite più spettacolari della recente storia del calcio, è giusto che sotto i riflettori compaia un ragazzo facente parte della cosiddetta “classe operaia”: stiamo parlando di Idrissa Gana Gueye, centrocampista senegalese del Paris Saint-Germain.

Certo, come ovvio che sia, all’occhio dello spettatore non possono che risaltare le magie palla al piede di Neymar, i dribbling di Sanè o le ferventi sgroppate di Mbappé.
I più attenti, però, avranno notato in mezzo al campo un ragazzo alto poco più di 1.70 rincorrere e contrastare qualsiasi giocatore indossasse la maglia rossa.
Numerose palle recuperate, chilometri su chilometri macinati, interventi fondamentali nel forsennato assedio degli ultimi minuti da parte dei bavaresi. Ovunque girasse il pallone era presente Idrissa.

Guai però a chiedergli un compito diverso, a quello ci pensano i vari Paredes, Verratti o Draxler. Il ruolo di Gueye è arrivare dove gli altri non arrivano, l’essere complementare, proteggere la difesa a tutti i costi.

Insomma, nella nottata delle stelle, la stella che più di tutte ha brillato nel cielo parigino è stata quella che meno ci si sarebbe potuta aspettare. È stata quella del trentunenne proveniente dai campi di Dakar, Idrissa Gana Gueye.

Ugo Casadio

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