Per il finale di stagione, diversi calciatori musulmani dovranno rispettare il digiuno che si pratica durante il Ramadan. Nel calendario islamico questo rappresenta il nono mese e proprio in tale periodo dell’anno, i fedeli celebrano la prima rivelazione del Corano a Maometto. In Serie A ci sono diversi giocatori particolarmente legati alla loro religione e per questo decidono di seguire rigorosamente le regole imposte dai precetti dell’Islam; a tal proposito sicuramente non è facile per gli sportivi riuscire a mantenere costanti le prestazioni quando si entra nel Ramadan. Una dieta controllata è importante per gli atleti, ma in questo periodo dell’anno bisognerà fare dei sacrifici e cambiare il proprio comportamento alimentare. Questo digiuno, che si pratica durante il periodo di Ramadan, prevede che i musulmani non debbano mangiare, bere (è proibito qualsiasi tipo di bevanda, tra cui l’acqua) e praticare attività sessuali dall’alba al tramonto. Inoltre, i fedeli sono invitati a mantenere un atteggiamento molto rigoroso ed esemplare: evitare comportamenti offensivi e violenti. I calciatori però avranno modo di alimentarsi ed idratarsi solo dopo il tramonto, ma ovviamente ci saranno i preparatori atletici ad indicare una dieta speciale da seguire durante questo mese.

In Serie A sono molteplici i giocatori che seguono il rito del digiuno nel Ramadan, la squadra col numero maggiore è il Milan con tre atleti: Frank Kessiè, Ismael Bennacer e Hakan Calhanoglu, spesso insieme durante i pellegrinaggi alla Ka’ba de La Mecca. Il prossimo scontro dei rossoneri si terrà in pieno giorno, domenica alle ore 12:30 contro il Genoa, e i tre calciatori in questione, sono liberi di nutrirsi durante la notte fino all’alba, ma ad esmpio non potranno bere durante la gara. Anche il Bologna ha in rosa tre calciatori musulmani (Barrow, Juwara e MBaye), ma nessuno di loro seguirà le regole in modo completo. Vi è poi la situazione della Fiorentina, con Amrabat e Ribery (che ha scelto questa religione per amore) che con tutta probabilità lo rispetteranno, così come lo faranno Demiral (Juventus), Hakimi (Inter), Ghoulam , Bakayoko ed Elmas(Napoli) e Colley (Sampdoria). Per quanto riguarda altri giocatori di cultura musulmana, tra cui il difensore centrale della squadra partenopea Koulibaly (Napoli), Dzeko (Roma) o l’uzbeko Shomurodov (Genoa) e molti altri, non è chiaro ancora se rispetteranno o meno. Sarà quindi libera scelta dei singoli il livello di osservanza delle regole imposte della propria religione.

I professionisti solitamente sono molto legati al rispetto dei precetti religiosi, ma comunque è a discrezione di ogni individuo digiunare anche prima di gare importanti. Ci sono delle eccezioni per cui i fedeli possono interrompere la pratica del digiuno: se un individuo dovesse trovarsi a distanze superiori di 84 km dal loro luogo di preghiera e residenza e pratica attività per la quale è indispensabile un determinato nutrimento sarebbe autorizzato a a sospendere il digiuno. Ad esempio nel 2019 alcuni calciatori di Liverpool e Tottenham, hanno proposto l’interruzione momentanea del loro rito per giocare la finale di Champions a Madrid, sicuramente lontana dai loro luoghi di culto in Inghilterra.

CONSEGUENZE – Gli studi dimostrano che il Ramadan è associato a cambiamenti comportamentali che influenzano le risposte metaboliche, fisiche e psicologiche di una sessione di allenamento o di una competizione. Il digiuno e, in particolare l’assenza di assunzione di liquidi durante la giornata, ha inevitabilmente una forte implicazione per qualunque sia la prestazione. Proprio per questo anche un allenatore durante questo loro periodo religioso non può sicuramente trascurare scompensi fisiologici derivati sul singolo giocatore. Infatti, possiamo vedere come l’impatto del Ramadan sul sonno, sull’assunzione di cibo e liquidi, possa rappresentare potenziali fattori negativi sulle prestazioni. Di conseguenza, questi scompensi della funzione fisica possono portare ad un aumento dello sforzo percepito e dello stress mentale durante l’allenamento e, più gravemente, a una maggiore incidenza di infortuni e malattie.

Infatti, gli atleti musulmani segnalano solitamente un aumento di percezione della stanchezza, della malattia ed evidenti sbalzi d’umore che potrebbero portare alla loro incapacità di sostenere lo sforzo fisico, soprattutto se è richiesto un impegno prolungato ed intenso. Anche gli effetti psicologici del Ramadan sulle prestazioni sportive comportano un calo motivazionale, un cambio del tono dell’umore contraddistinto da emozioni di rabbia, irritazione, scoraggiamento, apatia, legati ai cambiamenti alimentari, all’ipoidratazione e alle alterazioni del ciclo sonno-veglia. Insomma non resta che fare gli auguri per il periodo Ramadan a tutti i calciatori, e non, e sperare soprattutto che nessuno di loro ne risenta.

Renato Aorta

                                                                                                                     

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