Un talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire; un genio colpisce un bersaglio che nessun altro può vedere. Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco, con questa frase dice tante cose. Tante cose riassumibili in un solo nome: Andrés Nicolás D’Alessandro, argentino classe ’81 nato nel barrio de La Paternal, come suggerisce il suo cognome popolato da immigrati italiani.
Innanzitutto di lui possiamo dire una cosa: la buona parola in questione, ce la mette, o ce l’ha messa, Diego Armando Maradona. Già essere nominati dal Pibe, è un sogno spesso distopico di ogni bambino argentino. Riceverne i complimenti invece, è qualcosa di indescrivibile. “Quando li ricevi mentre giochi nel River Plate a 21 anni, significa che col pallone si, ci sai fare e non poco”
Il Numero 10 – che di talento evidentemente ne capiva più di qualcosa – sopracitato, disse di lui:
«È il giocatore che più mi assomiglia, l’unico che mi fa divertire guardando una partita di calcio.»


Nel frattempo il giovane Andrés cresce e ha gli occhi puntati di mezzo mondo. Decide quindi, dopo aver esordito a 19 anni nei Millionarios e averci militato per tre anni, di tentare la scalata europea. Nei bagagli ci mette i ricordi, i sogni e poi fa una valigia a parte. Una valigia che racchiude tutto il suo repertorio tecnico. E in quest’ultima c’è la “boba”, sconsigliata ai deboli di cuore.
La “boba” è la finta che emboba gli avversari. Li disorienta, perché il fuoriclasse de La Paternal tocca la palla in un verso e vola via nel verso opposto. Semplicemente imprendibile, ma il dislivello tra Argentina e Germania è troppo alto. Dal sole albiceleste al freddo della Germania. Dopo cinque anni in Europa, vuoi per l’atmosfera, vuoi per l’ambientazione, D’Alessandro torna in Sudamerica. Perché prima di emozionare, deve emozionarsi. Uno dei geni più incompresi della Terra, alla fine, funzionava come il pianeta stesso. Per consentire l’azione di meccanismi ed ingranaggi perfetti, ha bisogno di essere illuminato.


Il suo amato Sole è il famigerato “Gigante da Beira-Rio”, stadio che ospita le partite interne dell’Internacional de Porto Alegre. 10 anni e qualcosa in più magnifici, intervallati solo da un breve ritorno al Monumental e preceduti da un passaggio per il San Lorenzo, in cui vincerà tutto a livello continentale ma soprattutto a livello emotivo, tra una boba e una punizione trigonometrica.
Oggi è al Nacional, in Uruguay, a dispensare scorci della sua inesauribile classe.
Andrés Nicolás D’Alessandro, un argentino che ha trovato l’amore in Brasile.

Tommaso Alise

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