1 Settembre 1962, Amsterdam, quartiere Jordaan. Beh, se questi indizi non vi dicono nulla, vi rinfresco io la memoria: Ruud Gullit. Genio, talento e classe, simbolo dell’Olanda, del Psv e soprattutto degli anni d’oro del grande Milan. Ma facciamo qualche passo indietro, Ruud muove i suoi primi passi da calciatore nel Meer Boys, club dilettantistico nel cuore dei Paesi Bassi, dove gioca da difensore centrale, quasi da libero. Ma è nelle giovanili dell’Olanda che, grazie alle sue doti fisiche e tecniche, si conferma e cambia ruolo. Inizia dunque a fare il centrocampista centrale, viene scelto in questi anni dall’Ajax che però lo rifiuta in un provino, ma nel 1979 finalmente riesce ad esordire in Eredivise con l’Haarlem, club che si è sciolto nel 2010. Lo spostamento nel ruolo di attaccante ne esalta le doti realizzative: Ruud trascina l’Haarlem di nuovo nel massimo campionato olandese e in 3 stagioni colleziona 36 goal in 101 presenze. Le brillanti prestazioni portano Gullit a debuttare anche in Nazionale maggiore nel giorno del suo 19° compleanno (sconfitta 2-1 in amichevole con la Svizzera). É con il passaggio al Feyenoord, però, nel 1982 e con  gli insegnamenti di Johan Cruijff che la carriera dell’olandese prende il volo. Con i biancorossi, Gullit vive due stagioni magiche, in cui vince campionato e coppa d’Olanda e mentre “Il Profeta” del calcio olandese chiudeva la sua avventura con il Feeyenoord, Ruud termina la stagione con 109 presenze e 45 gol. Successivamente il “Tulipano Nero” passa al Psv Ehindoven, dove vince due campionati di fila trascinando il club anche in Europa.

La fama di Gullit inizia a varcare i confini della propria patria, e arriva fino all’Italia, dove Berlusconi se ne innamora completamente e lo soffia alla Juventus, portandolo nel suo amato Milan. Ed è proprio qui che il campione olandese si consacra definitivamente, diventando un idolo con le sue giocate per tutti i tifosi rossoneri e non. La sua avventura italiana però, non inizia nel migliore dei modi, per qualche dichiarazione ai giornalisti, Ruud viene beccato dalla stampa locale. Oltre a ciò, anche il razzismo fa la sua parte, ma una volta ambientatosi il campione olandese devasta completamente la Serie A. I rossoneri guidati da Sacchi, praticano un calcio innovativo e moderno, fatto di zona, pressing e gioco offensivo, e Ruud è uno degli interpreti decisivi nella vittoria dello Scudetto 1987/88, il primo e unico nella carriera del “Profeta di Fusignano”. Gullit segna 9 goal in campionato, in quella che sarà la sua miglior stagione in assoluto con la maglia rossonera, ed è la risposta dei milanesi a Maradona, tra l’altro, l’argentino sarà battuto dall’olandese sia all’andata che al ritorno. Segna infatti, al Napoli, alla Juventus e nel derby con l’Inter, risultando spesso decisivo. Nel 1987 vince il Pallone d’Oro precedendo Futre e Butragueño. Nei suoi 7 anni al Milan, trionfa anche nella coppa dei campioni e viene così convocato per gli europei con la sua Olanda. Europei che si disputeranno in Germania e che soprattutto vincerà battendo in finale l’U.R.S.S. Nel 1933, dopo 5 operazioni al ginocchio che gli hanno messo davvero paura per il continuo della sua carriera, “Il Tulipano Nero” lascia il Milan e si trasferisce a Genova con la Sampdoria. Anche qui è decisivo, vince uno scudetto segnando un gol fondamentale nel derby, segna anche al suo vecchio Milan ma viene incredibilmente escluso da Capello per la finale di Champions League contro il Bayern Monaco.

Dopo una sola stagione, tuttavia, la nostalgia si fa sentire e Gullit fa ritorno al Milan. Il suo rendimento è un po’ altalenante, così come quello della squadra, di conseguenza decide di fare ritorno in Liguria, ancora in maglia blucerchiata. Con la Samp, vince il suo ultimo trofeo in Italia, la Coppa Italia contro l’Ancona, dopodiché approda in Premier League, al Chelsea. Con i blues, Gullit diventa allenatore-giocatore e vince l’Fa Cup, entrando ancora nella storia come primo non britannico a riuscirci e tecnico più giovane a farcela. Nel 1998 però, il campione olandese si ritira, portando con sè a 35 anni, tutte le belle pagine di storia che ha scritto in questo sport.


“Penso che Gullit insieme a Maradona,possa essere definito il simbolo del mio Milan e della Serie A in quel periodo.” Dirà così, Arrigo Sacchi poco dopo il ritiro del “Tulipano Nero”, che ha portato in Italia un modo completamente diverso di giocare a calcio e che con il suo look un po’ bizzarro e osè, ci ha lasciato ricordi indimenticabili. Ricordi di un calcio che non ci appartiene e che ahimè, forse non rivedremo mai più.

Vincenzo Natale

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