Il rapporto con il calcio arabo, il rapporto con Zielinski, Sarri e Giampaolo.
Noi di dame fútbol abbiamo avuto l’onore ed il piacere di intervistare Manuel Pucciarelli, ex attaccante di Empoli, Chievo e Pescara, attualmente in forza al Dibba Al-Fujairah.

La prima domanda che le faccio riguarda proprio il calcio estero. Durante l’ultima sessione di mercato lei si è trasferito in Arabia, con il Dibba Fujairah, le chiedo quindi come sta vivendo questa nuova esperienza lontano dall’Italia, anche ovviamente in ambito Covid-19 e soprattutto cosa l’ha portato a fare questa scelta?

Sisi, sono venuto qui appunto a Gennaio, e praticamente una settimana fa è finito
il campionato. Questa è stata una cosa che mi ha spinto a venire qui perché non si trattava di una cosa di tanto tempo e quindi ed essendo la prima esperienza, mi metteva meno paura. Per quanto riguarda il discorso della pandemia, qui è molto diverso, nel senso che la situazione è migliore. Quasi tutti hanno fatto il vaccino, compreso me, ho terminato anche la seconda dose, e ci sono molti meno casi, qui è tutto aperto e si vive più o meno come se fosse quasi tutto normale. Naturalmente sempre con le mascherine e le precauzioni, ma ci sono davvero pochi casi e non ci sono troppi problemi. Quando c’è stata quest’occasione, quest’offerta qui ci ho pensato ma siccome era tanto tempo che volevo provare un’esperienza fuori ho deciso di accettare.

È sicuramente una cosa positiva questa della pandemia, perché significa che il tasso di mortalità almeno in qualche altra parte del mondo si sta riducendo. Lei ha detto che il campionato e già terminato, ma lei in 3 presenza ha siglato 3 gol, ed è stato quindi un inizio quasi perfetto.

Sisi, ho fatto più partite, però non tutti i siti riportano le gare giuste con tutti i dati. Però si ho fatto 3 gol, ho fatto abbastanza bene e insomma, spero di riuscire a trovare che sia questa squadra o altre squadre, sempre qui in zona perché secondo me si vive veramente bene. Chiaro che poi l’Italia per me è l’Italia ecco, però ho avuto un buonissimo impatto in questo nuovo ambiente , tutto molto tranquillo sia dentro che fuori dal campo, quindi secondo me si vive bene.


A proposito del ‘al di fuori dal campo’, la prossima domanda è incentrata proprio su questo argomento. Quali sono le principali differenze tra il calcio italiano e quello arabo e soprattutto come si vive lì il valore di questo sport? perché sappiamo che in Italia è vissuto in maniera passionale e molto più sentita dai tifosi.


Esatto, esatto. Si, la differenza secondo me è lì. Nel senso che qui è vissuto molto più non dico come hobby, però non è sicuramente pesante ma nel senso buono. In italia sicuramente, anche per un giocatore è pesante, vai a casa e pensi sempre al calcio, qui è un po’ diverso, nel senso che vai al campo molto più tranquillo, con meno ansia. Non lo so, ma la differenza è quella, ha detto benissimo lei, in Italia è vissuto in maniera più profonda, qui molto meno. Però in campo c’è sicuramente una differenza tecnica perché chiaramente in Italia c’è più qualità, ma qui vedendo alcune squadre, penso che comunque ci sia tanta tecnica. Ci sono tanti brasiliani che giocano qui e quindi portano tanta mentalità loro, chiaramente il resto magari è minore però.

Magari in Italia possiamo dire che si pensa solo al calcio, anche quando si finisce la partita si pena subito a quella successiva o ai prossimi allenamenti.

Si, esatto. Secondo me da una parte è bello perché quando arrivi al campo, soprattutto prima che c’erano i tifosi è tutta un’altra cosa. A me piaceva, però se devo trovare una cosa positiva di qui, è sicuramente che uno arriva al campo più sorridente. In Italia soprattutto quando le cose vanno male c’è molta più pressione, magari non puoi uscire non lo so, un po’ tutte queste cose che conosciamo tutti. Secondo me è un po’ troppo pesante per un calciatore. Magari da altre parti, tipo in Inghilterra non è così, in Spagna neanche ho avuto amici che hanno giocato fuori e si vive in maniera molto più serena. Qui ancora di più rispetto agli altri luoghi.

Esatto, magari in Italia c’è molta pressione anche quando si perde una partita e si rigioca subito, come è capitato quest’anno che si giocava ogni tre giorni e quindi c’era una maggiore pressione. Parlando sempre di pressione, le faccio una domanda riguardante la parentesi con il Chievo Verona. Soprattutto nell’anno in cui siete retrocessi, è stato un anno in cui qualcosa non ha funzionato, qualcosa è andato storto. La squadra sembrava avere tutte le potenzialità per poter conquistare la salvezza, cosa non ha funzionato?

Sisi, perché a inizio anno si parlava di penalizzazione, questa cosa ci ha turbato un po’, non abbiamo fatto una buona preparazione, c’erano tanti dubbi, già non eravamo partiti bene. Poi in realtà i punti erano pochi, tipo 3 però c’era già qualcosa che non andava, proprio nell’aria. La rosa era buona, come gli altri anni però la stagione è iniziata già in salita, era difficile poi riprendersi anche mentalmente. Non so spiegare realmente quali sono stati i motivi, però è partita male l’annata ed è finita peggio, ci sono, possono capitare queste annate. Ovviamente sarebbe meglio non capitassero mai. (ride ndr)


Sicuramente, nel calcio può capitare di tutto lo sappiamo bene. Quindi diciamo che è stato anche l’inizio di stagione che vi ha un po’ scombussolato i piani.


Si, io mi ricordo questa cosa, non siamo partiti sereni con la preoccupazione dei tanti punti che dovevano darci. Poi quando è iniziata la stagione non eravamo pronti.
Adesso invece voglio aprire un’altra parentesi, che forse è più bella. Ovvero quella in toscana con l’Empoli. Le voglio chiedere, come si è trovato lei durante quell’esperienza e qual’è stato l’allenatore il quale ha avuto un gran rapporto?

Empoli si è stata una tappa importante, ci ho giocato da quando avevo 10 anni fino a 25, quindi è stata un’esperienza incredibile. Mi ha dato la possibilità di giocare in Serie B, in Serie A, di fare grandissime cose quindi sono grato all’Empoli. L’allenatore ne ho avuti tanti bravi, secondo me i più forti sono Sarri e Giampaolo, con quest’ultimo avevo un rapporto ancora migliore non che con Sarri non lo avessi, ma con Giampaolo c’era qualcosa in più tra di noi. Nel senso che ci capivamo tanto dentro al campo e anche fuori, sapeva quando parlarmi e quando non parlarmi. Mi conosceva meglio ecco.


Riusciva a toccare i tasti giusti magari Giampaolo.


Esatto, esatto. Lui mi ha aiutato tanto quindi è stato sicuramente il migliore per me, poi ovviamente anche Sarri è stato un grande mister, non posso negarlo questo.

A proposito di questi due allenatori, con entrambi lei ha giocato tanto e ha fornito ottime prestazioni. Ma qual’è la partita più bella che ricorda con la maglia azzurra?

Allora, con loro due ho giocato veramente tanto. Ho saltato pochissime partite, in quegli anni. La partita forse più importante, anche per il popolo empolese è il derby, contro la Fiorentina dove vincemmo 2-0 e segnai anche, quella partita la metto in cima. Forse una di quelle più belle che abbiamo fatto collettivamente, contro il Bologna, era il 19 Dicembre quindi le ultime partite del fiore di andata, sempre con Giampaolo e vincemmo 2-3. Quella partita fu veramente bella, una delle migliori.

Tornando a Sarri, lei sotto la sua guida, il 23 Settembre del 2014 ha trovato la sua prima rete in Serie A, e che rete contro una big, il Milan. Mi farebbe piacere conoscere le sensazioni che ha provato quando ha segnato contro questa grande squadra.

Io tra l’altro soprattutto prima quando ero un po’ più piccolo, tifavo Milan. Tifo ancora, ora magari un po’ di meno, perché giocando perdi un po’ di feeling con quella squadra. Però tifavo Milan, quindi per me è stata un’emozione doppia. Mai avrei pensato di giocare contro il Milan, e appunto mai avrei pensato di segnare il primo gol. È stato per me scioccante, in senso positivo (ride Ndr), però un’emozione unica, non ci credevo fino ai giorni dopo.

Una strana coincidenza, uno scherzo del destino. Un tifoso del Milan che segna contro Il Milan.


Appunto proprio il primo contro di loro. Dopo quella settimana feci gol subito dopo contro il Chievo, e anche la settimana dopo contro il Palermo. Quindi 3 gol in una settimana non capivo più niente.


Prima ha accennato la vittoria con il Bologna 2-3 con Giampaolo. Se non erro era il 2015, proprio in quell’anno voi siete arrivati undicesimi in classifica. Mi chiedevo se durante quell’anno c’è mai stata la sensazione che si potesse fare anche di più, che quel gruppo poteva raggiungere anche risultati più ampi.


Abbiamo fatto un girone d’andata incredibile, con quella vittoria al Bologna eravamo tipo sesti, settimi eravamo messi veramente bene. Magari no, non abbiamo mai pensato di poter fare qualcosa in più, sinceramente non ci abbiamo mai pensato. Perché appunto già per noi arrivare a metà classifica è stato epico, da una parte poi pensandoci, guardando anche i miei compagni dove sono arrivati, tanti al Napoli, Rugani alla Juve, Paredes alla Roma ora al PSG. Cioè, avevamo giocatori incredibili in quegli anni, sono passati veramente giocatori forti. Quindi pensandoci dopo potevamo anche pensare a qualcosa in più, ma non era il momento secondo me, erano tutti ragazzi giovani compreso io, magari ci servivano un paio di anni ecco. Se fossimo stati tutti insieme per un paio d’anni probabilmente potevamo diventare, non lo so, una squadra stile Sassuolo che comunque per anni è arrivata vicina all’Europa. Poi naturalmente c’erano tanti ragazzi in prestito, lo stesso Zielinski era in prestito, quindi non è stato facile, ma abbiamo fatto sicuramente bene.

Si, sicuramente. Una stagione in cui avevate superato anche la quota salvezza, se non sbaglio arrivaste sotto proprio allo stesso Sassuolo. Quindi era stata una stagione davvero straordinaria. Eravate guidati appunto da Giampaolo, ma lei come si spiega poi l’andamento dello stesso tecnico sulle altre panchine? tipo con il Torino, con il Milan. Ha fatto bene con Empoli e Sampdoria, ma poi è calato successivamente.


Si esatto, con la Sampdoria anche aveva fatto bene. Poi ha fatto il salto al Milan e non è stato, non dico tutelato, perché sicuramente hanno fatto il possibile per far andare bene le cose. Però non lo so, lui è un tipo particolare è molto diverso dagli altri allenatori. Quindi a volte se non è capito può far fatica, dagli stessi giocatori intendo, se uno non lo capisce, non riesce a trovarsi bene. Quando in realtà è una delle persone più buone e tranquille che ci siano su questo mondo, quindi è particolare, se c’è l’idea che non arriva dai anche di meno. Mentre al contrario se arriva, dai anche di più del 100% per lui. Io davo tanto per lui, mi ha fatto giocare sempre, mi ha fatto fare 36-38 partite anche se a volte stavo male. Quello mi dava un qualcosa in più, ma non solo il fatto di giocare, ma anche le parole che usava con me, quindi davo qualcosa in più e tutti lo facevano. Al Milan non è stato capito forse è la cosa più giusta da dire. Mentre al Torino, sicuramente quest’anno è stato un anno particolare con il Covid eccetera, magari non parti bene. Così anche il Cagliari, Parma che sono squadre fortissime ed hanno giocatori che non possono retrocedere, però sono annate strane. Non me la sento di incolpare qualcuno, né giocatori, né mister che comunque si ritrovano ad allenare 15 calciatori perché gli altri sono indisponibili per il Covid. Quindi quando rientrano non stanno bene, io l’ho avuto quest’anno e ci ho messo almeno un mese per recuperare perché veramente non è facile. Stai 16-18 giorni fermo e non è facile, quindi quest’anno sono tutti giustificabili, non solo Giampaolo ma tutti.


Infatti, anche perché al di là della questione Covid, si è disputato un campionato in cui si giocava ogni tre giorni fino a poco fa.


Si, ma poi non sappiamo mai realmente quello che passano sia i giocatori che la squadra. Da fuori è facile parlare ma se non si è dentro a un gruppo non sai mai le persone come possono stare.È chiaro che in situazioni del genere, vai a giocare partite in cui non ti reggi in piedi ma nessuno lo sa e perdi le partite. Quest’anno è veramente tosta.


Si è vero, molti allenatori soprattutto in Serie A, sono stati criticati proprio per quest’andamento che le proprie squadre hanno avuto. La prossima domanda che le pongo, riguarda appunto i suoi compagni di squadra. Qual’è stato il compagno più forte con cui ha giocato? e quale quello con il quale ha avuto un gran rapporto anche fuori dal rettangolo verde?

Potrei risponderti con un giocatore che comprende tutte e due le domande. Zielinski. Si, con un nome ti do due risposte, perché comunque siamo stati due anni insieme ma c’è stato fin da subito un rapporto incredibile. Tutt’ora lo sento e gli faccio i complimenti quando gioca, lo vedo giocare sempre e impazzisco ogni volta che tocca palla e che fa gol o assist (ride Ndr) sono contento per lui. Ci sono stati sicuramente molti altri ragazzi, anche Paredes era forte, poi ho giocato con Tavano, Saponara, Maccarone tutta gente veramente forte.


Tra l’altro Paredes, pochi giorni fa ha conquistato la semifinale di Champions e che in estate ha disputato anche una finale della medesima competizione. Lo stesso Zielinski, già all’epoca lo vedeva come una promessa del calcio europeo?


Sisi, lo sapevo fin da subito. Perché uno che gioca con questa naturalezza, destro e sinistro, lui sarebbe destro ma a volte è meglio con il sinistro (ride Ndr). Poi è un ragazzo particolare, è buono magari a quei livelli a maggior ragione servirebbe anche un po’, non lo so di cattiveria. Però lui è davvero buono, non sembra potesse far parte di questo mondo. È comunque un fenomeno.


Infatti, fin dal momento in cui ha fatto il salto approdando in una big, al Napoli, gli è sempre stato criticato di essere un gran calciatore tecnico ma con poca cattiveria, poco carisma. Ovvero che viene meno nelle partite importanti, pecca di cattiveria per poter fare quel salto davvero che gli garantirebbe la consacrazione a livello europeo. Lei crede che possa concludere questa stagione facendo questo salto?

Eh si, si. Sta crescendo sotto questo punto di vista, per me è davvero uno dei più forti centrocampisti che ci sono in Italia, secondo me. E lo può essere anche in Europa, io inizialmente avevo un unico dubbio. Conoscendolo avevo paura che non rendesse in una grande squadra come il Napoli, quindi capisco quando la gente possa dire una roba del genere. Non ha carisma okay, ma da una parte mi ha stupito, perché conoscendolo ha fatto anche di più nel Napoli. Quindi secondo me negli anni, sta aumentando il suo potenziale e il suo carattere perché magari quando sei giovane non hai questo carisma, però crescendo prendi anche questa cosa qui. Poi a Napoli glielo staranno insegnando benissimo , secondo me può fare il salto, può veramente diventare ancora più determinante.

Esatto, quest’anno forse è stato il suo anno migliore, dove ha dato qualcosa in più.Non solo tecnicamente, è riuscito ad abbinare anche la cattiveria in alcuni momenti. La prossima domanda che le faccio riguarda sempre io campo ovviamente. E le chiedo, lei per caso ha de riti scaramantici pre gara o post partita?

No. Sinceramente No. Nel senso che rispetto a tanti altri, penso di non averne. C’è gente veramente scaramantica nel calcio, quindi rispetto agli altri mi sento di dire niente. Anche se magari a volte posso ascoltare la stessa canzone prima di arrivare al campo, ma a volte no, come capita, cerco di prenderla sempre molto alla leggera. Tipo il più scaramantico è Sarri. In 3-4 anni in cui siamo stati insieme, ne ho viste di tutte (ride Ndr).


Qual era il rito che faceva di più?

Qualsiasi cosa. Non toccava le righe del campo prima della partita e durante gli allenamenti. Poi vabbè, il discorso delle sigarette, volevi far arrabbiare Sarri? gli nascondevi le sigarette (ride Ndr). E poi un altro rito che mi ha colpito di Sarri, è stato il fatto di non toccare mai la palla con cui si gioca, se gli arriva in panchina. Almeno prima, ora non so se è cambiato però credo gli sia rimasto. Una volta stavamo perdendo e mancavano 20 secondi alla fine, la palla va in fallo laterale per noi e lui invece di prenderla la lascia andare (ride Ndr). Tutti basiti da questa scena, avevamo perso già 10 secondi e lui preferisce perdere piuttosto che prendere la palla. Magari andranno meglio le prossime ho pensato, quell’episodio mi ha colpito tanto.


Citando sempre gli allenatori, qual era quello che utilizzava metodi di allenamento più duri e funzionali? e per funzionali intendo che durante le gare si vedevano i risultati dell’allenamento fatto in settimana.

Con noi senza dubbio Sarri. Sisi, perché ci ha fatto fare dei lavori non tanto pesanti, sempre con la palla, però ci ha dato un ritmo incredibile negli allenamenti quindi riportavamo tutto in partita. Senza dubbio Sarri.

Si. Che poi Sarri predilige sempre un gioco particolare, da dietro senza buttarla mai. Lo ha proposto in primis proprio a Empoli.


Si sicuramente, a Empoli era più difficile rispetto a Napoli. Ma noi giocavamo veramente bene.


Io ricordo una partita Empoli Napoli 4-2, dove fu proprio il culmine di quella squadra.


Si esatto. Infatti,forse con quella con il Bologna, potevo mettere anche questa. 4-2 ma bellissima partita.


Ricordo ancora le parole del telecronista sul vostro secondo gol, quello di Saponara. Fu incredibile, anche perché proprio lei se non erro fu murato davanti la porta da Andujar e poi Saponara battezzò in rete.


Sisi. Feci l’azione, saltai Koulibaly e tirai. È stata una fantastica partita quella, davvero belle, bella.


Sempre parlando di Sarri, si aspettava questo cambiamento quasi radicale? ovvero mi riferisco al passaggio dal Napoli, al Chelsea e poi alla Juventus.

Quando ha creato quegli schemi lì a Napoli ha fatto molto bene. Ha rischiato un paio d’anni di vincere lo scudetto, meritava sicuramente anche per il gioco, che era quello più bello d’Europa. E poi ha fatto tantissimo punti, non mi aspettavo andasse alla Juventus, quello no. Al Chelsea magari è stata un’esperienza che ha voluto provare lui, andare fuori un po’ come appunto faceva piacere a me. Sinceramente alla Juventus non me lo aspettavo, ma il calcio è questo.


Verissimo, il calcio è imprevedibile. Tant’è che comunque pur andando alla Juve, è riuscito a vincere il suo primo trofeo in Italia, ovvero lo scudetto.


Si, per lui personalmente se lo meritava. Secondo me è l’esempio che non solo un ex giocatore può fare l’allenatore, ed è l’esempio che chi ha quella passione può farcela, magari come uno che sta a li a studiare ogni particolare dalla mattina alla sera.

In effetti anche per la carriera che ha fatto se lo meritava, una gavetta interminabile culminata dallo scudetto.

Impressionante, davvero impressionante. In fin dei conti come già detto prima se lo meritava davvero.

L’ultima domanda che le faccio riguarda il suo futuro. Secondo lei, dopo quest’esperienza in Arabia, ci possa essere la possibilità di vederla di nuovo in Italia? e magari proprio in Serie A. Non per forza con la maglia del Chievo ovviamente.

Non lo so, non ci ho mai pensato. Mi piace concentrarmi sul presente, su questo campionato in cui sto giocando. Come ho detto all’inizio, mi piacerebbe fare almeno qui un anno intero, visto che ho giocato solo per tre mesi. Poi ovviamente anche qui ci sono top club, che hanno giocatori davvero forti, argentini, brasiliani. Magari non tutti lo sanno ma anche qui c’è molta competizione, quindi magari in futuro mi piacerebbe rimanere anche per più anni ecco. Se poi non dovesse capitare, ovviamente tornerei in Italia con molto piacere. Ho altri due anni al Chievo ma è ancora tutto da vedere, è chiaro che anche quando sono andato giù qualche anno non ho mai smesso di pensare a tornare su, sia per la squadra che personalmente, quello è sempre stato il mio obiettivo. Sono consapevole però che non sia facile tornare in Serie A, e vedremo, vedremo.


Esatto, poi magari il campionato arabo è quasi lontano dai riflettori e quindi non si conoscono bene alcune squadre che comunque sono valide.

Esatto. Giocano bene, anche i miei amici non sempre sono al corrente di tutto quello che succede qui. Come detto prima, alcuni siti non riportano tutte le partite e quindi non ci sono tutti i dati aggiornati. Ieri abbiamo fatto un’amichevole contro un’altra squadra di qui, ed il livello era ottimo. Non dico altissimo, però nella nostra Serie A potrebbe alcune squadre arabe lottare tranquillamente per la salvezza, ovviamente ripeto in Italia è tutt’un’altra cosa, però anche qui ci sono molte squadre forti.

Vincenzo Natale

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