Erjon Bogdani, ex di Chievo e Cesena su tutte, ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni. Ecco le sua parole:

Partendo dal presupposto che chi sa solo di calcio, di calcio non ne sa nulla, ecco la prima domanda: cosa le ha dato l’Italia a livello personale?


L’Italia mi ha dato tanto, mi ha cresciuto, sono onorato di aver giocato e qui. Anche a livello extracalcistico: mia moglie è italiana e abbiamo due figli, ovunque sia stato mi sono trovato bene.


Perfetto, ora ci addentriamo nel lato calcistico della sua carriera: ha cominciato al Partizani Tirana, cosa le ha lasciato questa esperienza in patria?


Sono cresciuto lì, ho fatto la trafila delle giovanili ed era difficile giocarci. Il Partizani era una squadra sempre competitiva per lo scudetto ed è stata una tappa importante per la mia carriera. Ho un legame affettivo con il Partizani, fin dalla primavera ho segnato per loro e li mi ha notato anche il CT dell’Albania.


Subito dopo arriva la chiamata del Gençlerbirliği, cosa ci racconta di questa esperienza?


È stata un’esperienza particolare e difficile, mi visionarono in occasione di un’amichevole in cui noi -Albania- vincemmo 1-4. La Turchia era molto forte e io entrai negli ultimi venti minuti: i loro dirigenti videro in me un attaccante che potesse aiutarli a salvarsi. Riuscii a salvarli e fu un’esperienza che mi formò molto dato che era la prima lontana dall’Albania, ma non mi ambientai tanto bene.


Dopo la Turchia il grande salto in una realtà europea, la Dinamo Zagabria.


Sì, tornai al Partizan e subito dopo andai in Croazia. In quella nazione c’era un allenatore albanese che ora non c’è più, Josip Kuže. Mi trovai molto bene e c’erano tante richieste, perché si osservava molto quel campionato. Da lì andai alla Reggina. C’erano grandi giocatori che mi hanno aiutato e supportato, dato che il calcio croato e il calcio albanese sono molto diversi.


La chiamata dall’italia non si fece attendere, ecco che per lei si fece avanti la Reggina. Come ha vissuto questa chiamata?


Era il mio sogno, avevo sempre desiderato di giocare in Italia. La Serie A era il campionato più bello del mondo, c’erano tantissimi campioni. Squadre come Milan, Inter, Juventus, Lazio, Fiorentina e anche tante altre: avevo anche un po’ paura di non essere all’altezza al momento della firma.


Durante la sua permanenza in Italia ha segnato gol molto importanti.


Arrivai negli ultimi giorni di mercato invernale e la squadra era terzultima, fummo molto bravi a salvarci. Un’esperienza grandiosa, ricordo che la mia prima partita fu all’Olimpico contro la Roma e vincemmo 0-2, non lo dimenticherò mai. Da lì trovammo continuità e facemmo un buonissimo campionato. Ricordo che quella Reggina fosse un mix di esperti e giovani: in porta avevamo Taibi di ritorno dallo United, c’era Pirlo come giovane, Baronio, Giacchetta, Cirillo, Cozza, Brevi. Anche mister Colomba mi ha dato tanto. Facemmo una vera impresa e fu anche molto bello e divertente, ci salvammo con 3 giornate di anticipo e di quell’anno ricordo un gol al Verona in un 1-1 ed un gol importantissimo al Venezia nei minuti finali dopo una partita combattutissima.


Direi che questa bellissima esperienza a Reggio Calabria si sia conclusa con due prestiti, come li ha vissuti?


Li ho vissuti benissimo e mi hanno aiutato molto. Alla Salernitana ero reduce da una rottura dei legamenti crociati e riuscii a ritrovare spazio e continuità. Non segnai tanto ma ricordo con piacere una doppietta al Palermo, uno squadrone. Anche un gol nel delicato derby con l’Avellino e un gol col Torinole mie reti hanno aiutato la squadra a mantenere la categoria. Poi all’Hellas passai un anno spettacolare: feci 17 gol, trovai la forma migliore e infatti mi volle il Siena, in Serie A.


Proprio col Siena chiuderà la sua carriera, ma nel mezzo esperienze con Chievo e Cesena.


Sì, sempre in massima serie. A Siena, disputai un buonissimo campionato. Segnai tanto e feci tanti assist per Enrico Chiesa: il miglior anno della mia carriera.


Sicuramente a Siena ha lasciato bei ricordi, ma anche al Chievo i dati parlano benissimo di lei.


Sì, anche lì ho giocato benissimo e siamo stati sfortunati a retrocedere. Arrivai a gennaio e facemmo 26 punti ma non bastò, dati i pochi punti raccolti nel girone d’andata.


Dopo queste ottime parentesi, si ritirò: ci può dire cosa si prova nell’appendere gli scarpini al chiodo?


Era il momento giusto, avevo 36 anni e pensavo fosse meglio chiudere al top piuttosto che scendere in categorie inferiori nonostante le richieste. Sono molto orgoglioso della mia carriera, sono stato uno dei primi albanesi a giocare in Serie A ed ho fatto tanti gol anche in nazionale.


18 gol con la maglia dell’Albania fanno di lei il più grande marcatore di sempre. Come vive questo grande peso che le grava sulle spalle, questo importante record?


È una cosa bellissima, il mio sogno da bambino era giocare con la mia nazionale e giocare in un grande campionato. Ho realizzato questo sogno. È un grande orgoglio per me, ma potevo fare qualcosa in più: con Briegel ebbi dei dissidi e infatti non giocai in nazionale per un anno e mezzo. La mia ottima forma nella stagione da 17 gol con il Verona e la conseguente riappacificazione mi permisero di tornare a giocare e segnare con l’Albania.


Assieme a lei, anche un altro attaccante albanese è stato in Italia: Igli Tare. Siete in contatto?


Sì, siamo amici, siamo in contatto e ci siamo anche visti in Albania. Nel nostro paese c’è grande orgoglio per ciò che fa alla Lazio da direttore sportivo scoprendo ogni anno nuovi talenti, è – con tutto il rispetto – uno dei migliori in Italia.


Concordo su questa affermazione e le chiedo: qual è la rete più bella che lei abbia mai messo a segno?


Beh, scegliere è molto difficile. Ricordo una tripletta al Palermo con la maglia del Siena: eravamo reduci da una serie di risultati negativi. Segnare una tripletta fuoricasa per un attaccante è una cosa bellissima. Ricordo anche un gol all’Ascoli in Siena – Ascoli 1-1 e una doppietta in una sfida salvezza con la maglia del Chievo, Chievo-Torino 3-0. In porta dall’altro lato c’era Abbiati, tra i più forti portieri italiani.


Inoltre, volevo chiederle, chi è il giocatore più forte che lei abbia mai affrontato?


B: Dopo tanti anni di serie A, è difficile dirne uno. Ci sono stati tanti campioni: Nesta, Maldini, Cannavaro, Thuram, Stam, Materazzi, Samuel, Cordoba e non vorrei dimenticarmene qualcuno. Hanno vinto molte sfide, ma qualche volta riuscivo a strappargli qualcosa. Difensore fortissimi che hanno fatto la storia del calcio, vincendo Scudetti e Champions League.

Ed è una bella soddisfazione quando Davide batte Golia.


Sicuramente, è una cosa bellissima strappare punti a giocatori che hanno lasciato il segno nella storia del calcio.

Appesi gli scarpini al chiodo, ha intrapreso la carriera da allenatore. Ha compiuto un’impresa con De Biasi: ha portato l’Albania agli europei.


Si, per la prima volta nella nostra storia. Nel 2016, una grandissima soddisfazione: non ci sono riuscito da giocatore, quindi sono orgoglioso di avercela fatta con quello Staff formato da Tramezzani e De Biasi e grazie ad un ricambio generazionale cosa che sta avvenendo anche in Italia con Mancini che ha fatto un ottimo lavoro. Abbiamo anche giocato bene tenendo alto il morale.


Si ispira a De Biasi e a quanto fatto con l’Albania per i suoi progetti futuri da allenatore?


Sicuramente, ho anche allenato l’under 19 e mi fa molto piacere che un mio allievo, Marash Kumbulla, ora giochi alla Roma e dimostri di poter fare tanta carriera. È un orgoglio per tutti noi albanesi anche vedere giocatori come Djimsiti, Hysaj, Ismajli e Veseli alla Salernitana affermarsi in Italia, nonostante il livello sia un po’ calato rimane calcosticamente importante e spero si rialzi. Siamo un paese piccolo ma i nostri giocatori hanno tanta fame.

Ha affermato che l’Italia è calata, ma qual è il problema alla base di questo calo?


Credo che dopo un anno e mezzo, con tutto ciò che stiamo passando che rende le cose difficili, sia difficile parlare di un problema di base. Sicuramente bisognerebbe dare più spazio ai giovani, ma guardare giocatori più “anziani” come Cristiano Ronaldo, Ibra, Ribery o Quagliarella fare ancora la differenza fa riflettere su come sia messa la serie A in questo momento. Ad esempio, giocatori come Chiellini e Bonucci sono ancora tra i più forti in Italia, ma per progredire bisognerebbe dare spazio ai giovani. Da questo punto di vista l’Italia è un po’ indietro. Guardando campionati come la Premier League (che è il migliore al mondo in questo momento), la Bundesliga o ciò che fa il Barcellona nella Liga, si può notare che non ci si faccia scrupoli nello schierare 2002-2003 che hanno le qualità per giocare.


Concordo pienamente con lei e le chiedo: chi è il giocatore in cui si rispecchia di più?


Mah, sinceramente non saprei. Vedo “anziani” come i sopracitati Ibra e Ronaldo fare la differenza e metterci la determinazione di un esordiente al di là dell’età, mi sembra una cosa da ammirare e da mostrare ai giovani. Si che i tempi saranno cambiati, ma il calcio deve essere prima di tutto passione e vedere certi giocatori che hanno vinto tutto giocare come se fosse la prima volta, è assolutamente da ammirare. I contratti vengono sempre dopo la passione.


Perfetto, ora le pongo un’ultima domanda. Chi è per lei il miglior giocatore di questo momento?


È una domanda difficile. I più decisivi sono ancora loro: Messi, Cristiano Ronaldo, Ibra. Poi ad uno può piacere più Cristiano Ronaldo, più Messi, può preferire Ibra, ma alla fine sono sempre loro a fare la differenza. Stanno uscendo anche giocatori giovani come Mbappé e Haaland che hanno tutte le carte in regola per vincere tanti palloni d’oro. Ho detto però i giocatori “anziani” perché giocare a questi livelli per vent’anni di fila è molto difficile. Menzione d’onore anche per Buffon e Chiellini, il calcio sta cambiando e fare 1/2 stagioni buone è difficile, loro sono al top da 20/25 anni.

Tommaso Alise

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