Il paese in cui è nato il gioco del calcio, ha sempre offerto al mondo giocatori di alta qualità ma a livello di nazionale non ha mai eccelso.
Infatti, la nazionale dei Tre Leoni non è mai riuscita a vincere un Europeo, ed ha vinto un solo Mondiale, nel 1966, perlopiù in casa.
Ma perché, nonostante le generazioni di grande talento sfornate, la nazionale non è mai riuscita ad essere al livello di tutte le grandi?
Forse una vera e propria risposta non la si troverà mai, ma di certo si può andare per una strada, che schiarisca le idee a tutto il mondo del calcio.
Forse gli allenatori non sono mai stati in grado di creare un gruppo omogeneo e coeso, in cui i giocatori remassero tutti nello stesso verso? Potrebbe essere.
Storicamente l’Inghilterra non ha mai avuto come CT gente che a livello mondiale ha fatto la differenza in top club. Certo, per un periodo il selezionatore è stato Capello, che ha vinto anche la Champions League, ma sappiamo tutti che allenare un club è diverso dal selezionare una nazionale, quindi nemmeno uno come lui è stato capace di incidere. Scarsezza di mezzi a disposizione?
Possiamo confermare oggettivamente parlando, che l’Inghilterra non ha mai avuto problemi di talento: basti pensare alla generazione dei ‘Bobby’ Charlton e Moore, la storica del 66’, oppure a una delle più recenti, quella di Lampard, Gerrard e Beckham. Quindi no, la risposta non è questa.
La federazione non ha mai garantito ambienti in cui si potesse lavorare per bene?
La federazione inglese è tra le più antiche del mondo e il calcio è nato proprio in Inghilterra, la federazione non creerebbe mai problemi a staff e giocatori. Fatto sta che Alf Ramsey, con quel Mondiale, è stato l’unico capace di lasciare il segno nel cuore degli inglesi, che con Bobby Charlton e Bobby Moore ha portato a casa l’unico trofeo della storia del paese.

Alf Ramsey, CT dell’Inghilterra ai Mondiali 1966.

Dopo Ramsey, i CT scelti sono stati Ronald Greenwood, Bobby Robson, Graham Taylor, Terry Venables, Glenn Hoddle, Kevin Keegan, Sven Erikkson, Steve Mclaren, Fabio Capello, Roy Hodgson, fino ad arrivare ad oggi, Gareth Southgate.
Insomma, il buio più totale. La nazionale inglese non vede un trofeo dal 1966: una maledizione, un tunnel in cui però, negli ultimi anni, si può intravedere la luce. Si, perché Gareth Southgate ha tutto quello che gli serve per lasciare il segno.

Gareth Southgate.


Tutto il movimento inglese è da un po’ di anni che si muove nel verso giusto: da circa un decennio è stato cambiato il programma delle academy, mirando sempre di più al settore giovanile (i risultati stanno chiaramente arrivando).
Il talento c’è, e ne è anche tanto.
Per i prossimi Europei, in programma a partire da Giugno, l’allenatore inglese avrà l’imbarazzo della scelta, basti pensare a:


Marcus Rashford, 1997.
Phil Foden, 2000.
Jude Bellingham, 2003.
Mason Greenwood, 2001.
Bukayo Saka, 2001.
Callum Hudson-Odoi, 2000.
Reece James, 1999.
Aaron Wan Bissaka, 1997.
Jadon Sancho, 2000.
Mason Mount, 1999.
Trent Alexander-Arnold, 1998.
Declan Rice, 1999.


Questi solo alcuni, dei talenti infiniti che sta sfornando il paese dell’oltremanica, una generazione di talenti incredibili, in cui ognuno, nonostante la giovane età sta facendo la differenza nel proprio club di appartenenza.
E’ un paese che ha sempre dato tutto al calcio, non a caso è la nazione in cui si gioca il miglior calcio del mondo, il più divertente. Quest’anno sarà quello in cui questa nuova generazione giocherà per la prima volta insieme in un torneo così importante, ma di certo non sarà l’ultima. La nazionale inglese ha tutte le carte in regola per fare bene nei prossimi 15 anni, aspettando i prossimi talenti.
Nella speranza di spezzare una maledizione che dura da ben 55 anni, i Tre Leoni sembrano finalmente essere in condizioni di riprendersi il Mondo.

Albino Gigante

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