Lawrence Siphiwe Tshabalala non è un simpatico scioglilingua o una burla di Bart Simpson che chiama il povero Boe alla ricerca di nomi imbarazzanti nella sua taverna. È molto più di una semplice meteora.
Perciò, se dovessimo descrivere questo ragazzo potremmo usare un solo concetto: la fugacità dell’attimo.

L’esterno, dotato di bruciante velocità, si presenta al mondo con la maglia della sua nazione. Il Sudafrica, ospita un Mondiale che oggettivamente non sta né in cielo né in terra, perché la gente del posto, prima del 2010, difficilmente aveva visto il lusso. Un lusso sfoggiato dai turisti, perché anche la normalità in presenza dello 0 si innalza al 100. Ma questa, è un’altra storia. Alla partita inaugurale i padroni di casa ospitano il Messico e la storia viene scritta al cinquantacinquesimo. Palla a Tshabalala che, da posizione defilata, la mette sotto al sette e si scatena in una danza che definire leggendaria è riduttivo.

Il Sudafrica poi subirà gol sul più bello, quando la vittoria sembra materializzarsi, al settantanovesimo minuto. Ma poco importa, perché il Sudafrica ha fatto bella figura e impazzisce una Tshabalala-mania: ai piedi dell’esterno c’è una nazione intera? No, c’è il mondo: già si parla di asta internazionale, ma il Mondiale non è finito. Il Sudafrica esce ai gironi in virtù di una peggior differenza nel confronto col Messico. Si parla di Napoli in Italia e addirittura di società molto più blasonate all’estero. Nell’estate 2010, però, il ragazzo non si muoverà dai Kaizer Chiefs, squadra della sua città. Ed è molto strano: ha tutte le carte in regola per arrivare in Europa e confermare quanto visto tra le vuvuzelas del Soccer City Stadium.
Passano inesorabili gli anni. Perché con gli uomini puoi ragionarci, puoi negoziarci, puoi, armato di buona volontà, arrivare ad una conclusione.

Il tempo è incorruttibile, con esso non puoi negoziarci. Scorre inesorabile, tra un ticchettio che scandisce il passaggio di anno in anno e gli interrogativi, più che leciti, di chi vedeva in quel pregiato diamante sudafricano un potenziale craque.
Passano 8 lunghi anni da quel meraviglioso lampo a Johannesburg per vederlo in Europa. Ma all’Erzurum BB, in Turchia. Non nei top 5 campionati europei che in tanti gli avrebbero affibbiato. Dura un anno lontano dalla terra natìa e, nel 2020, Siphiwe torna nella sua patria,dopo una sola stagione in Turchia. Ed è nell’AmaZulu che ora milita Tshabalala, talento o meteora?

Tommaso Alise

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