La scorsa settimana abbiamo toccato con mano un simbolo del Milan di Sacchi, Ruud Gullit. Bene, oggi rimaniamo in casa rossonera e percorriamo insieme le gesta di uno dei difensori centrali più forti del mondo, il numero 6 per eccellenza e l’attuale vicepresidente del Milan. Si, stiamo parlando di Franco Baresi. Unico, inimitabile e bandiera del grande club di Milano, dirà bene Maradona, quando al termine di un NapoliMilan pronuncerà le seguenti parole: “ ho addosso una maglia di un grande campione, Baresi è l’unico che può scambiare la maglia con Maradona.”

Il più grande difensore italiano nasce a Travagliato, in provincia di Brescia nel 1960. La sua carriera parte a 15 anni quando viene scartato dall’altra squadra di Milano per problemi fisici, pensate un po’ gli fu preferito il fratello Beppe Baresi. L’esordio con la maglia del Milan però non si fa attendere e nel 1978 Franco Baresi debutta con i colori rossoneri contro il Verona. Già dai primi passi, si notano tutte le caratteristiche tecniche e caratteriali del difensore con il numero 6, tant’è vero che un’altra grande bandiera rossonera, Gianni Rivera gli da subito la benedizione e predice un futuro colmo di soddisfazioni e radioso per quel ragazzone timido, ma con molta personalità. Dal 1978 al 1997 Baresi è stato un punto fermo della formazione rossonera, con cui ha vinto tantissimi trofei. Si contano infatti nella sua bacheca, 6 Scudetti (come il suo numero di maglia), 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe Europee e 4 Supercoppe Italiane. In carriera segna anche qualche gol, circa 31 di cui 21 su calcio di rigore. Due curiosità su tutte macchiano un po’ il suo palmares: difatti Baresi non ha mai vinto la Coppa Italia e detiene tutt’oggi il record di più autogol segnato in Serie A. Nella carriera però del “El Piscinin”(così lo chiamavano nel proprio paese), non tutto è stato rose e fiori, o almeno non sempre. Con il suo Milan, Franco ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della Serie B nei primi anni degli 80’.

Tuttavia, il maestro di Maldini e Nesta ha rischiato anche di vincere il pallone d’oro nel 1989, che gli è stato poi soffiatogli dal compagno di squadra Van Basten, altro campione che ha scritto la storia di quel Milan. Le grandi prestazioni con la gloriosa maglia rossonera, lo portano alla convocazione in nazionale. È stata la riserva ad un altro grandissimo difensore centrale, Gaetano Scirea nell’82’,ma diventa il titolare fisso agli Europei dell’88’ e ai Mondiali d’Italia 90’, dove la nazionale si ferma ai rigori nell’inferno del San Paolo di Napoli, contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. La stessa considerazione tecnica e tattica inizia ad averla anche Arrigo Sacchi al Milan, e lo stesso allenatore una volta salito come ct dell’Italia, convoca Baresi facendolo diventare perno inamovibile della muraglia azzurra.

Nel Mondiale infatti del 1994, la nostra nazionale si fermerà soltanto i rigori nella famosissima finale contro il Brasile, fatali gli errori dal dischetto proprio di Baresi e di Roberto Baggio. Quella finale brucia tutt’oggi, e forse è la più grande delusione da calciatore, per il nativo di Brescia che ha poi scritto la storia di tutto il nostro paese. Il nome di Franco Baresi si lega al Milan anche in vesti di allenatore. Infatti, la bandiera rossonera guiderà il proprio club per 4 anni prima di passare alla Beretti della stessa squadra. Lasciata anche la panchina giovanile, si dedica a ruoli più dirigenziali assumendo la direzione marketing del Milan. Insomma, Franco Baresi ha vissuto una carriera decisamente di altissimo livello, fedele ad una sola bandiera e a 2 soli colori, il rosso ed il

nero. Il Milan ha inventato Franco Baresi, ma allo stesso tempo Baresi ha inventato il Milan, tatuandoselo sulla pelle. Quella maglia numero 6 resterà leggenda. Dai più egli è sempre stato considerato uno dei migliori difensori italiani in assoluto. Interprete del ruolo di libero che rivoluzionò in un certo senso la predisposizione verso la fase difensiva, in particolare modo delle squadre italiane. Non è nemmeno tanto azzardato il paragone con un altro grande difensore dell’epoca, Franz Beckenbauer. Punto fermo di una difesa grazie alle sue eccellenti qualità in fase di impostazione e guida del reparto difensivo che lo rendevano un calciatore più unico che raro.Possiamo riassumere Franco Baresi con un’unica frase: il capitano del Milan che fu e che in tanti, tifosi rossoneri rimpiangono. E forse un po’ tutti, non solo i tifosi del Milan, perché Baresi, Maradona, prima di essere calciatori erano uomini, ed appartenevano ad un calcio che non andrà mai via, ma che sarà per sempre, destinato a vivere nelle nostre memorie.

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