Nei giorni scorsi, la nostra redazione di Dame fútbol ha avuto l’occasione di poter intervistare un grandissimo campione del passato che ha lasciato il segno anche in maglia azzurra: Stefan Schwoch.

Di seguito l’intervista completa:

Lei ad inizio carriera alla Spal fu spesso impiegato da ala, nasce in quel ruolo o fu semplicemente adattato per necessità?

No, ho sempre fatto il centravanti, però quell’anno alla Spal siccome ero giovane l’allenatore mi fece giocare da terzino sinistro.

Passando alla parentesi napoletana: ha riscontrato delle difficoltà di ambientamento nel passaggio dal Venezia?

Zero, nessun tipo di problema, anche perché i miei genitori sono meridionali. Per la mentalità, il modo di comportarsi e la spensieratezza, Napoli è il posto in cui mi sono trovato meglio in assoluto.

In quell’annata lei ha siglato il record di gol in una stagione per un calciatore azzurro, battuto poi solo da Cavani ed Higuain. Non essendo stata l’unica stagione prolifica con mister Novellino, volevo chiederle: c’era qualche feeling tecnico particolare tra di voi?

Mi sono trovato molto bene con i suoi metodi di allenamento. A lui piaceva molto attaccare, il suo gioco verticale si adattava molto alle mie caratteristiche. Le sue idee si sposavano benissimo con le mie.

Secondo lei che ha vissuto a pieno quello che ormai è l’ex Stadio San Paolo, quanto il Napoli di questo anno e mezzo può aver accusato l’assenza del tifo?

Sicuramente sta pagando moltissimo. Parliamo di una delle tifoserie più calde in assoluto, è indubbiamente una delle squadre che più ha risentito del CoVid.

Dopo quanto accaduto nei mesi scorsi, ma anche alla luce dei buoni risultati attuali, lei crede che Gattuso meriti una seconda possibilità?

Credo che ormai la scelta sia già stata fatta. Quando hai un distacco così forte tra società ed allenatore è difficile risanare il tutto. Ritengo però che Gattuso quando ha avuto la squadra al completo abbia fatto le cose per bene.

Una cosa in particolare che le è rimasta impressa di Napoli?

Da calciatore indubbiamente l’amore della piazza nei confronti della squadra. Ho amici a Napoli che vedo spessissimo, è una città un po’ particolare. Non è affatto sbagliato quando dicono che o la ami o la odi. Io fortunatamente sono tra quelli che la amano e ne sono molto contento. Il rapporto che ho avuto con la gente mi è rimasto dentro.

Collegandomi a questo rapporto quasi viscerale che hanno spesso i tifosi del Napoli nei confronti dei calciatori, lei crede che in certi momenti possa arrivare ad essere esagerato e difficile da gestire?

Penso che la cosa realmente difficile sia alzarsi alle 5 o 6 del mattino ed andare a lavorare. Dal punto di vista dei calciatori di difficile non c’è niente. Non credo sia complicato uscire e doversi fermare a fare qualche foto o autografo. Certo, qualche lato un po’ scocciante ci può essere, però l’ago della bilancia pende talmente dalla parte delle cose belle che secondo me non c’è nessun tipo di problema. Mi piaceva il contatto con la gente, quando potevo mi fermavo.

Da grande attaccante quale è stato le chiedo un parere su Victor Osimhen: può davvero essere il centravanti che permette agli azzurri il vero salto di qualità?

Per come è cresciuto negli anni direi di sì. Ogni anno ha aggiunto qualcosa al suo bagaglio tecnico. Quest’anno è un po’ difficile da valutare tra infortunio e CoVid. Resta il fatto che sono state tante le società che hanno tentato di accaparrarselo, per averlo pagato 70 milioni significa che sicuramente ha dei valori importanti.

Ha un rimpianto particolare per quanto riguarda la sua carriera da calciatore?

Il rimpianto può essere non aver fatto tanta Serie A, anche se comunque ho avuto una carriera che mi ha soddisfatto.

Ha un obiettivo in particolare per questo suo futuro?

Il mio obiettivo è di continuare a commentare, ovviamente si aspira sempre al massimo, arrivare a commentare i mondiali sarebbe un traguardo davvero importante. Chiunque faccia qualsiasi cosa, deve farla con l’ambizione di puntare al massimo

Ugo Casadio

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