È il 20 giugno dell’89, il mondo è destinato a cambiare: pian piano si scopre della protesta di piazza Tienanmen in Cina nell’iconico segno del rivoltoso sconosciuto, che da solo decise di pararsi dinanzi ad una sfilza di carri armati cinesi, in un fotogramma senza tempo, per un’icona di resistenza all’oppressione eterna. Già, resistenza all’oppressione: l’oppressione non è un concetto relativo solo alla sfera sociale del mondo. Essa può essere anche uno schema, un limite, un carcere dal quale evadere o col quale condividere in eterno la propria esistenza.

A Córdoba spesso l’oppressione è la vita stessa, passata a racimolare briciole durante il giorno, sperando che bastino. Ed è in questo clima che nasce JavierEl Flaco, il magro – Pastore, destinato a fare una cosa che essenzialmente in quel contesto era destinata a pochissimi: divertirsi. A nove anni ha una dimestichezza col pallone da far rabbrividire, nel 2006 sostiene un provino col Saint-Étienne non ancora diciassettenne, ma viene bocciato: El Flaco è troppo…flaco, magro, esile. A 17 anni conta 5 presenze da titolare in Primera B Nacional, poi l’emergente Villarreal mette gli occhi su di lui: un altro provino. Javier però cammina in campo, sembra quasi che non gli interessi. Ed è effettivamente così: Pastore considera la squadra spagnola solo perché tra le sue fila annovera un nome, un’istituzione. Juan Román Riquelme, con cui avrà modo di scattarsi una foto, il suo unico vero obiettivo. Intanto dal Talleres di Córdoba si trasferisce all’Huracán e nel 2009 sfiora un’impresa: uno storico titolo di Clausura perso all’ultima giornata nello scontro diretto contro i campioni del Vélez Sarsfield.

L’immenso bagaglio tecnico dell’argentino convince Zamparini, che lo paga 7 milioni e lo porta al Palermo. La prima cosa che notano i preparatori atletici siciliani, è una constatazione quasi disumana: quel ragazzo, poco più che ventenne, riesce ad incrementare un quantitativo di velocità senza la formazione di acido lattico che è semplicemente anormale nella sua abbondanza. Dettaglio che farà la differenza, perché parafrasando Leonardo da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”.
Sul campo, Pastore non è elegante. Pastore è l’eleganza. All’inizio, non viene schierato in una posizione congeniale al suo estro, non riesce ad esprimersi bene da esterno sinistro e il campionato italiano si rivela molto duro per lui. Con l’arrivo di Delio Rossi, però, accade esattamente ciò che ci si aspettava dal talento argentino: devasto tecnico e tattico. Nella stagione 2010-11 risulta essere il miglior giovane della Serie A (davanti a Balotelli e Pato), nonché il capocannoniere della squadra e il secondo straniero a mettere a segno una tripletta nel sentito derby di Sicilia. Difficilmente perde la palla, difficilmente fa la scelta sbagliata.

Solo due dei motivi che spingeranno Al-Khelaifi ad effettuare il suo primo acquisto “faraonico”, o almeno così era per quei tempi; vista e considerata l’età di Pastore all’epoca, poco più che ventiduenne. 43 milioni di euro suddivisi in 22.8 milioni al Palermo, 12,5 al suo procuratore Marcelo Simonián e il 5% ai club che lo hanno cresciuto.
4 milioni all’anno al giocatore, soldi che si riveleranno ben spesi: se nel primo anno il sorprendente Montpellier riuscì a strappargli il titolo, da lì in poi soltanto una volta non vincerà il campionato, ovvero nel 2016-17. In Champions League, nonostante venga spesso schierato in ruoli inusuali, fa la differenza: gol decisivo per il passaggio degli ottavi prima e gol al Barcellona nonostante l’eliminazione per le reti segnate in trasferta nel 2012-13, gol meraviglioso al Chelsea nel 2013-14 poi vanificato a Londra. Nel 16-17 lascia la 10 a Neymar e comincia il declino, nel 17-18 il definitivo addio. Una calorosa ovazione del Parco dei Principi, il giusto tributo per il primo grande acquisto della proprietà qatariota.

Ora è alla Roma tormentato da infortuni che impediscono la sua libera espressione.
Cosa sarebbe stato se avesse avuto un fisico migliore è una domanda lecita, ma alla fine Javier Pastore va valutato per ciò che è: un uomo che si è divertito, l’essenziale della vita.

Tommaso Alise

Rispondi