Col passare del tempo, le tradizioni e le abitudini cambiano e si modificano adattandosi al progresso. In ambito calcistico, questo fenomeno è molto diffuso e non sempre gli addetti ai lavori, riescono a stare al passo con i tempi. Un calcio sempre più frenetico, che da sport collettivo diventa sempre più individuale e legato ad interessi prettamente economici. In questa evoluzione, specialmente gli allenatori di vecchio stampo, hanno difficoltà a trovare il loro posto in questo nuovo mondo rispetto al passato.

L’allenatore per eccellenza, che denuncia questo nuovo modo di fare lo sport più bello del mondo, è senza dubbi Zdenek Zeman. Il tecnico boemo a più riprese si è scagliato decisamente contro i procuratori, rei di aver “rubato” e ricoperto le scelte più importanti anche contro il volere degi allenatori. L’ex Pescara, fortemente legato ai valori, sottolinea come nel passato, lo stare insieme e fare gruppo, era alla base del successo di una squadra; oggi riuscire a far restare un gruppo coeso anche all’esterno, diventa sempre più un’impresa ardua.

Non basta chiamarti Carlo Ancelotti e vantare un palmarés da far invidia al mondo intero, la dimostrazione palese è senza dubbio la sua esperienza a Napoli. Non è tutto oro quello che luccica, il primo anno ai piedi del Vesuvio, sembrava poter essere la base solida per aprire un ciclo vincente per il futuro. L’anno successivo si dimostra un vero fallimento, addirittura l’intero gruppo rema contro il tecnino di Reggiolo, effettuando un vero e proprio ammutinamento, costringendo il patron azzurro ad interrompere il matrimonio con uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio.

Desta stupore l’approdo dello “Special One”, Jose Mourinho alla Roma, reduce da un decennio non proprio brillante. Dopo il triplete vinto con l’Inter, la carriera del portoghese è in continuo declino. Nel periodo, che va dal post Inter ai giorni nostri, cinque trofei sono stati vinti da Jose, ma la difficoltà sta nel instaurare un rapporto duraturo con i club, visto i recenti esoneri.

Restando sulla penisola iberica, dal Portogallo si passa alla Spagna, ricordando l’unico allenatore a vincere nello stesso anno a vincere la Champions League e l’ex Coppa Uefa, per due stagioni consecutivi con diversi club: Rafa Benitez. Il tecnico spagnolo dopo la parentesi a Napoli, dopo aver portato il club partenopeo a vincere due trofei, chiude l’ultima stagione nel club partenopeo al quinto posto, mancando la tanto bramata qualificazione Champions. Poi il passaggio al Newcastle non sarà del tutto felice, prima non riesce a far salvare i Magpies poi li riporta nella massima divisone inglese e rifiuta il conseguente rinnovo di contratto. L’ultima tappa al momento della sua carriera è quella del Dalian in Cina, che poi lascerà in seguito allo scoppio della pandemia, che sta attanagliando il mondo intero. La sua permanenza all’interno dei club, spesso è dovuta dalla sua volontà di avere potere assoluto nella gestione della squadra, una libertà che spesso non trova d’accordo tutti i presidenti.

Infine troviamo un episodio più recente, che ha scosso l’intero movimento calcistico italiano: le dimissioni di Cesare Prandelli dalla Fiorentina. Il suo dietrofront è stato definito stesso da lui, come un’ombra che è cresciuto nel suo interiore e ha cambiato il suo modo di vedere le cose. Parole toccanti e profonde, che non possono lasciarci indifferenti e ci invitano a fare riflessioni molto importanti. Il mondo dove Cesare ha vissuto per tutta la sua vita, oggi rischia di diventare iventa quasi come una sorta di prigione. L’ex ct della Fiorentina ha parlato di una “velocità” che stava mettendo in evidente crisi il proprio modo di essere; una frenesia tale da non riconoscersi più all’interno di un mondo che non sente più come il suo punto di riferimento.

Tanti addetti ai lavori non riescono più a sopportare il peso del repentino cambiamento, la fretta. Bisogna fermarsi, dobbiamo farlo anche noi. Non lo chiediamo al sistema calcio, perché ormai è un industria e ragione da tale, ma il punto di partenza potremmo solcarlo noi che parliamo di calcio. Ricordiamo che quest’ultimo è un gioco, quello più bello del mondo, che negli ultimi anni sta facendo allontanare tante persone. Diamo il tempo necessario e la giusta fiducia agli allenatori, sempre più schiavi dei risultati da raggiungere nell’immediato.

Davide D’Alessio

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