Un banco di prova che rievocava i fantomatici spettri di quel 2018. Una giornata che per certi versi cominciava a sembrare un deja vù: partita rocambolesca a Torino con la Juve che nonostante l’uomo in meno la spunta negli ultimi minuti con un rigore quantomeno dubbio; primo tempo stregato per gli azzurri, cominciava a subentrare un filo di nervosismo. Salvo poi rimettere ogni tassello del puzzle al suo posto.

Difesa solidissima, Manolas quando non cala di concentrazione è tra i migliori del campionato. Di Lorenzo è forse il vero acquisto di gennaio (in coabitazione con Osimhen), mentre Rrahmani comincia a trovare dimestichezza con questa nuova fase difensiva.

Osimhen per quanto possa ancora avere ampi margini di miglioramento è a tutti gli effetti un ragazzo che da solo spaventa le difese avversarie. Nessuno si azzarda mai ad intervenire o tentare un anticipo. Il cambio gioco per Insigne in occasione del secondo gol è arte, precisione degna di un orologio svizzero.

Andrebbero poste delle scuse a Gattuso, sia da parte della società sia da parte dei cosiddetti infedeli. Un paio di mesi fa il Napoli era praticamente spacciato, Rino con le sue proverbiali spalle larghe non ha mai gettato la spugna ne tantomeno ha permesso ai suoi ragazzi di farlo. Se ora all’ultima giornata si hanno buone possibilità di qualificazione in Champions è anche e soprattutto merito suo.

Andrebbero fatti degli applausi alla Viola. Esempio di come andrebbero sempre affrontate le partite di calcio, il cuore oltre l’ostacolo indipendentemente da obiettivi o motivazioni. Imparate gente, imparate.

Ugo Casadio

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