“La storia siamo noi”, cantava De Gregori. Come dare torto al Principe, sempre attuale in un mondo in continua evoluzione (o involuzione, fate voi). Se oggi, presente, è un dono e domani sarà imprevedibile, ieri è già storia. Proprio mentre il Napoli si appresta a disputare una delle partite più importanti della sua storia recente, è bene ricordare come ci si sia arrivati: tutto ebbe inizio in un’aula di tribunale, con Carraro, presidente della FIGC spesso nominato negli striscioni azzurri con appellativi poco amichevoli, chiamato a discutere del futuro della società più importante del Meridione. Si fa avanti Aurelio De Laurentis, per restituire a Napoli il grande calcio. Ingaggia Ventura, ma si rivela tutto fuorché un nome da Napoli. C’è bisogno di un uomo che getti il cuore oltre l’ostacolo, di un uomo con la U maiuscola. Fu così che, il 16 gennaio del 2005, Edy Reja firmò con la squadra partenopea. La stagione procede tutto sommato bene e gli azzurri arrivano in finale dei playoff, dove subiscono una delle più dolorose sconfitte di sempre contro l’Avellino, costretti a ripetere l’Inferno della C. Tantissime critiche all’albanese, accusato di avere poco coraggio. Parole dure per chi aveva raggiunto 3 promozioni in Serie A, fino ad allora. L’anno dopo, però, ingranano e si presentano in Purgatorio visibilmente segnati dalle fatiche infernali patite nei due, interminabili, anni di C.


La svolta, nella storia del Napoli e volendo anche del calcio italiano, si collega ad una data non casuale. È il 5 novembre del 2006, è domenica e in B non si gioca: il giorno dopo si sarebbero affrontate, dopo un bel po’ di tempo, Napoli e Juve. Reja ha un’intuizione degna dei grandi maestri e come ogni intuizione necessita di tempo per essere compresa, per essere accettata da un immaginario tattico molto chiuso come quello italiano.
Decide, quella sera, che il giorno dopo si sarebbe presentato in campo con 3 difensori, 5 centrocampisti e 2 attaccanti, sacrificando un fantasista come De Zerbi. La partita non andrà benissimo, con il solito Bogliacino a salvare il Napoli e a siglare l’1-1 dopo una perla di Del Piero, ma la stampa è incredula: non si era mai visto un destro giocare a sinistra e coprire tutta la fascia come Grava, né un giocatore come Trotta arretrato a centrocampo. Il tempo darà ragione al tecnico albanese, che a fine stagione otterrà la promozione fregiandosi anche della miglior difesa del campionato. Napoli è in festa, ma il bello deve ancora arrivare, con una delle più piacevoli sorprese degli ultimi 15 anni di Serie A. Nel mercato estivo, non ci sono nomi eclatanti, ma alcuni sono destinati a diventarlo: Marek Hamsik ed Ezequiel Lavezzi su tutti. Arrivano anche Contini,Blasi,Gargano e Zalayeta.

La prima partita, in casa, va male, con una sconfitta per 0-2 contro il Cagliari. Qualche giorno dopo, però, l’esatto contrario: il Napoli gioca un grande calcio trascinato dai suoi fuoriclasse, contrariamente a quanto affermato da molti “esperti” sullo stile di gioco dell’allenatore azzurro, in trasferta ad Udine è 0-5. Seguirà un 2-0 alla Sampdoria, preludio di quello che sarà il mese della rinascita del Napoli. Ad ottobre, un pareggio per 4-4 contro la Roma, ma soprattutto un 3-1 contro gli odiati rivali bianconeri. Una grande partita orbitante sul 3-5-2, che così fu creato e così fu affermato. Napoli sogna e a fine anno, dopo 14 anni e quasi 5000 interminabili giorni, riassaporerà l’aria europea, grazie ad un ottimo girone di ritorno e soprattutto ad una grande vittoria contro il Milan detentore della massima competizione europea.

Ottavo posto ed Intertoto, sotto il segno di Mariano Bogliacino (non esistono coincidenze, marcatore anche nell’1-1 contro la Juve che diede inizio a tutto), il Napoli conquista la Grecia per poi battere il Panionos anche a domicilio, accedendo alla Coppa Uefa, competizione dove verrà eliminato dal Benfica dopo un 3-2 in casa e un 2-0 fuori. Nel 2008-2009 il Napoli comincia bene, ma una serie di interminabili passi falsi separa inevitabilmente le storie di Reja e della sua creatura più intima, quel Napoli e quel 3-5-2 “noioso”, che verrà adottato in seguito da Donadoni, da Mazzarri che ne perfezionerà le doti contropiediste e dalla Juve di Conte che ne farà suo marchio di fabbrica. Sembrava utopia, ma quel modulo definito difensivista e poco realisticamente applicabile in Europa, è diventato realtà stabile in tutta Europa. Buona parte del merito va ad un signore del calcio, Edy Reja.

Tommaso Alise

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