Sinisa Mihajlovic nasce a Vukovar, città croata che confina con la Serbia. Il suo percorso calcistico è stato una scalata incredibile verso il successo, ma non tutto è rose e fiori. In quei periodi vivere in Jugoslavia è una sfida ardua per tutti, dove le vicissitudini della vita ti portano inevitabilmente a crescere in fretta. La guerra porta paura, smarrimento e travolge anche la sua famiglia. L’attuale allenatore del Bologna, parte dalla piccola Vojvodina fino a raggiungere il tetto d’Europa e del Mondo con la Stella Rossa, riuscendo a vincere, oltre i vari campionati, anche l’allora Coppa dei Campioni.

Un Importante figura, per il prosieguo della sua carriera, è sicuramente Vujadin Boskov. Sinisa, durante la guerra, ebbe una forte crisi d’identità e “Vuja” seppe risollevare lo stato d’animo del “Sergente”, intenzionato a lasciare il calcio, portandolo con sè in Italia, precisamente a Roma. Seguono le esperienze con la Sampdoria dove trova l’ambiente ideale per esprimersi nel migliore dei modi e poi alla Lazio, dove si conferma uno dei migliori al mondo e vince svariati trofei: Supercoppa Italiana, Coppa delle Coppe, Scudetto, Supercoppa Europea e Coppa Italia.
La sua avventura da calciatore si concluderà poi all’Inter.

Il rapporto speciale con i giovani

Atleta straordinario, riconosciuto soprattutto con il suo marchio di fabbrica: ovvero quello dei calci piazzati, ha saputo trovare il suo “posto all’interno del mondo”, anche nel ruolo di allenatore. La caratteristica che contraddistingue Mihajlovic dagli altri allenatori è quella di dar molto spazio ai giovani. Come dimenticare l’esordio di Gianluigi Donnarumma? Il portiere rossonero, esordisce contro lo scetticismo del Milan, a soli 16 anni e 8 mesi contro il Sassuolo… il resto è storia. Se in occasione della sua prima esperienza al Bologna, lancia Federico Casarini e Cristiano Piccini. Dieci anni dopo, nella sua seconda esperienza alla guida dei Felsinei, i valori e i principi di Sinisa non cambiano. Questa stagione ha dato spazio ad Omar Khailoti, Edoardo Vergani e Simone Rabbi. Successivamente anche Ravaglia e Pagliuca. Nelle ultime sfide di campionato ha realizzato anche il sogno di Urbanski e Wisdom Amey. Chissà se nell’ultima giornata di campionato, contro la Juventus, non arriverà l’occasione per qualche altro giovane di belle speranze.

La malattia e lo spirito guerriero

Nell’estate 2019, una brutta malattia, la leucemia mieloide acuta, ha colpito Sinisa. Un tumore che si sviluppa nel sangue mettendo a repentaglio la propria vita. Come nel campo così come al di fuori, il Sergente combatte e riesce a superare anche questa dura prova che la vita gli aveva messo davanti. Per capire la persona che è, qualora ce ne fosse bisogno, si deve ricordare il gesto che spiazzò tutti. Infatti, promise alla squadra che non li avrebbe lasciati soli e, dopo un solo mese dall’inizio delle terapie, l’allenatore rossoblù si ritrova sul campo a guidare i suoi. Ad ottobre arriva il trapianto del midollo osseo, che sancisce la definitiva guarigione di Mihajlovic.

Un guerriero, un lottatore che per nulla al mondo avrebbe pensato di abbandonare i suoi ragazzi e sostenerli, nonostante la sua condizione fisica fosse precaria. A distanza di 2 anni, Sinisa sta bene e negli ultimi giorni stanno spopolando i video che riprendono il tecnico dei Felsinei in lacrime, dopo aver scoperto di diventare nonno. Mihajlovic, un uomo all’apparenza duro ma che dietro alla sua corazza nasconde un animo ed un cuore nobile.

Davide D’Alessio

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