È il 24 agosto del 1986, sono passati ormai due mesi dalla cocente eliminazione del Brasile a Guadalajara, contro la Francia e ai calci di rigori. Delusione resa ancora più amara dall’affermazione dei rivali di sempre, l’Argentina. Il Brasile più solido di sempre, con un solo gol subito in 5 partite, era caduto sotto la gargantuesca potestà della lotteria dei rigori. Il 24 agosto del 1986, a Camaçari, nasce Whellington Fabiano Santacroce, figlio di padre italiano e di madre brasiliana.

Questo strano intreccio di destini, diede vita ad un ragazzo che ha due passioni su tutte: il calcio, perché non esserne innamorato quando nelle vene si ha il sangue verdeoro e quello italiano è quasi blasfemia e…la recitazione. A nove anni partecipa ad un video musicale per il cantante Zucchero, a dieci recita nel film “Luna e l’altra” interpretando il personaggio di Jermal. Il ragazzo è fortunato, sembra destinato a sfondare in ogni ambito che lo affascini. La prima e grande scelta, il primo crocevia della sua vita, lo pone dinanzi ad una scelta: o l’una, o l’altra. Il calcio, o la recitazione.

Non esistono vie di mezzo, ma Whellington non ha alcun dubbio. Sceglie il calcio, il sogno di nove bambini su dieci. È la magnifica quintessenza della spensieratezza. Un ragazzo che corre dietro ad un pallone e potete starne certi: laddove rotolerà un pallone da calcio, ci sarà un sognatore a rincorrerlo. Sic mvndvs creatvs est, così il mondo fu creato. Esordisce poco più che diciottenne con la maglia del Como, da professionista. Lì fa bene, sorprendentemente bene, ma la società fallisce e il Brescia fiuta l’affare tesserandolo. A diciannove anni esordisce in B, per poi trovare continuità dall’anno dopo e non smettendo mai di impressionare. Un senso della posizione anormale, di un’eleganza pari a quella di un numero 10.


Il 29 gennaio del 2008, il Napoli scommette su di lui, accaparrandosi il suo cartellino per 5.5 milioni di euro. Ventunenne, stupisce tutti. Sembra quasi che il salto di categoria non lo abbia nemmeno sfiorato, erigendosi a stella del reparto arretrato azzurro e contribuendo alla storica qualificazione all’Intertoto della squadra neopromossa. Nella stagione successiva, colleziona 27 presenze e la sua importanza è riassumibile con un episodio: BenficaNapoli, stadio Da Luz, con gli azzurri intenti a difendere il 3-2 dell’andata. Santacroce non viene schierato, sostituito da un difensore più fisico. Il Napoli prenderà due gol, in quella partita. Entrambi sulla fascia del difensore italo-brasiliano. Le prestazioni dell’oriundo convivono Lippi a convocarlo, il 5 ottobre 2008.

Il difensore vive un sogno, facendo tesoro di tante nozioni imparate dai campioni del mondo in carica e con l’auspicio di tornare presto a Coverciano, magari giocando qualche minuto. Sembrava quasi questione di tempo, con Napoli e l’Italia intera che aspettavano solo l’affermazione e l’esplosione definitiva del giovane fuoriclasse. Come già visto in tante delle storie di questa rubrica, il destino, benefattore di Fabiano e delle sue qualità, decide di vestire i panni del distruttore di sogni, di vite, di anime. La natura da e la natura toglie, spesso non dona nulla, bensì manda le sue ricchezze in prestito. La data maledetta, questa volta è il 23 settembre del 2009. Napoli in trasferta a Milano e menisco che abbandona il giovane talento.

La sorte si accanisce su di lui e non gli da tregua, nemmeno quando è in fase di rientro dall’infortunio. Il 26 febbraio del 2010, infatti, subisce una lesione al menisco mediale del ginocchio sinistro, che lo terrà lontano dai terreni di gioco per 7 lunghi mesi. Torna in campo il 18 aprile del 2010 contro il Bari e nella stagione successiva verrà utilizzato poco, con un ruolo da comprimario. Ormai fuori dai piani del Napoli, passa in comproprietà al Parma nella trattativa che porterà Dzemaili nella città campana. Girovagherà tra Parma, Padova, Ternana, Juve Stabia, Cuneo e Virtus Verona, senza mai tornare ai fasti di un tempo.

A differenza di tanti altri, il giovane portento dotato di talento e fisico cristallini che aveva fatto sognare i napoletani e non solo, non si è scoraggiato e recentemente ha intrapreso la strada di procuratore. Con la stessa grinta di quando svettava sui grandissimi attaccanti della Serie A di quei tempi.

Tommaso Alise

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