“Ma chi è quel brasiliano che..quando segna vola verso te”. Era questo il coro che ogni domenica riecheggiava nel boato dello stadio San Paolo di Napoli, un coro liberatorio rivoluzionario che osannava proprio un beniamino dei partenopei, che insieme a un certo Maradona ha porta la città di Napoli sul tetto di Italia e d’Europa. Stiamo ovviamente parlando di Antonio Careca, simbolo e bandiera di un popolo che lo ha amato e che tutt’oggi lo porta nel cuore. Ma facciamo un passo indietro, il talento brasiliano nasce il 5 Ottobre nel 1960 ad Araraquara e dà i primi calci al pallone con il Guarani, che nota in lui del potenziale e lo porta in prima squadra nel 1978. Alla sua prima stagione trascina il club alla vittoria del campionato, siglando 13 reti in 28 gare diventando in così poco tempo, il secondo miglior marcatore della squadra. Nel 1983 Careca si trasferisce al San Paolo dove dimostrerà in pieno tutte le sue grandi doti balistiche, il primo anno si contende il secondo posto dei capocannonieri con Zico, mentre due anni dopo vince con il proprio club campionato e coppa nazionale realizzando 25 reti stagionali.

E allora ecco qui, che nel momento clou della carriera arriva la visita che non ti aspetti. Natale del 1986, Brasile, vacanze invernali per Ferlaino presidente del Napoli, che nota Careca tramite una televisione locale e folgorato si mette in contatto con il suo procuratore. Nell’estate successiva, i partenopei si assicurano le prestazioni del forte attaccante brasiliano per 4 miliardi di lire. E che dire, da lì in poi è storia. Napoli voleva Careca e viceversa, che intesa poi, tra il brasiliano, Maradona e Giordano che insieme hanno formato “La Magica”.

Durante la sua prima stagione all’ombra del vesuvio, il numero nove sigla 13 gol, secondo solo al 10 partenopeo ma sarà comunque tutto inutile perché gli azzurri non vinceranno lo Scudetto. Nell’88’ le sorti non cambiano sia per Careca che arriva secondo nella classifica marcatori, e sia per il Napoli che sfiora ancora una volta lo Scudetto soffiatogli dall’Inter. Ma è questo l’anno cruciale, perché infatti è l’anno della Coppa Uefa della squadra di Ferlaino. Competizione prestigiosa è difficile, il Napoli incontra la Juventus ai quarti e al ritorno Careca è protagonista assoluto della gara. Si guadagna infatti prima un rigore trasformato poi da Diego Armando Maradona, e fornirà l’assist decisivo al 119’ a Renica che fa saltare letteralmente in aria il San Paolo. Sulla strada del Napoli poi c’è il Bayern Monaco, che sarà sconfitto in totale per 2-4, in entrambe le sfide Antonio Careca siglerà tre gol. Sul cammino bianco azzurro però, c’è ancora una tedesca, stavolta è lo Stoccarda a piegarsi sotto i colpi del tridente azzurro, inutile dire che sia all’andata che al ritorno i protagonisti furono il 9 ed il 10 con la casacca partenopea.

Primo trofeo europeo regalato alla città di Napoli, che a questo punto iniziava a sognare in grande sulle ali di Careca e Maradona. Infatti la lunga storia d’amore non termina qui, perché il club vincerà anche il suo secondo scudetto nel 90’. Questo è un anno particolare per l’attaccante brasiliano, perché compromesso dai tanti ostacoli fisici riesce a contribuire alla causa azzurra segnando 10 gol e regalando lo Scudetto ad una piazza in estasi. Careca insieme a Maradona e Carnevale compone un tridente che unisce tecnica, qualità, senso del gol e forza fisica. Un trio temibile per tutte le difese: tre gol al Milan, tre gol alla Juventus, due all’Inter, tre alla Roma. Al San Paolo nella stagione 1989-90 il Napoli vincerà 16 volte su 17 in campionato. Quest’ultimo dato sottolinea forse, in maniera netta, l’importanza del tifo partenopeo in quegli anni e come quella gente abbia spinto la squadra alla vittoria,12esimo uomo in campo. Non è finita qui, perchè il 1 Settembre del 90’ il Napoli batte la Juventus per 5-1 con una doppietta di Careca, e vince per la prima volta la Supercoppa italiana. A fine stagione le reti del brasiliano in campionato saranno 10 ma il Napoli non è più quello di un tempo.

Comincia così, il lento declino della società, che passa da top club a società sull’orlo del fallimento. Durante la sua ultima stagione a Napoli, Careca salva di fatto il club evitando la retrocessione e nonostante il brutto posizionamento in classifica, il numero 9 rimane l’unico faro per questa squadra. Careca lascerà poi gli azzurri nel 93’ dedicandosi alla nazionale di cui faceva già parte dall’82’. Con il Napoli, l’attaccante ha siglato 73 gol in 164 match, posizionandosi ottavo nella classifica dei migliori marcatori all-time. Careca è considerato uno degli attaccanti più forti in Brasile, ed ha contribuito alla grande alla forte rivoluzione del Napoli,guidata ovviamente in quegli anni da Maradona. Segni indelebili, gol fantastici e legame con la città quasi viscerale, Careca non è stato solo un attaccante ma quasi una persona di famiglia, cara alla gente di Napoli che da sempre era stata disprezzata. Il club poi fallirà, col tempo si riprenderà e tornerà a dominare sui grandi palcoscenici, ma intanto nello stadio che ha da poco cambiato nome in onore del Dio, Diego Armando Maradona, riecheggiano ancora le gesta ed i cori riservati ad Antonio Careca. “Eh Carè Carè Carè tira la bomba, tira la bomba..”

Vincenzo Natale

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