È il 27 maggio del 1967, si respira aria di cambiamento, ci si avvia ad un periodo dove prima dieci, poi cento per arrivare a centinaia di migliaia di studenti che aprono gli occhi. Un’epoca in cui più che il talento, contava la condizione sociale. Un concetto tutto medievale che bloccava sogni sul nascere, letteralmente.

Si desiderava libertà e quel giorno nacque una delle più grandi icone di libertà e sregolatezza che il mondo abbia mai conosciuto: Paul John Gascoigne, nato nella terra di Albione, nonché la più grande rappresentazione del binomio genio-follia del suo periodo. D’altronde, cosa ci si può aspettare da una persona che deve il proprio nome a Paul McCartney e John Lennon? Null’altro che estro, sconfinato, gargantuesco estro. L’infanzia di Gazza è tormentata, vive in una casa popolare con un solo bagno comune. Presto attirerà l’attenzione del Newcastle, il cui presidente Stan Seymour lo definirà “un George Best senza cervello”.

Il giovane difficilmente presta attenzione all’alimentazione, con un mantra di vita che sarà più o meno così: mangio e bevo quello che voglio, quando voglio e quanto voglio. Presto si fa notare vincendo la FA Youth Cup e celeberrimo diverrà l’episodio con Vinnie Jones, poi diventato attore e intento a marcarlo in una sfida di campionato contro il suo Newcastle: una marcatura ruvida e cattiva, una marcatura all’inglese che porterà il difensore al punto di “strizzare” gli attributi del malcapitato Gazza.

Dopo il Newcastle, per il fuoriclasse c’è la sfida-Tottenham: qui toccherà l’apice della sua carriera, con la sua miglior stagione (1990-91), in cui segna 19 gol,non male se consideriamo il ruolo di Paul, non propriamente un centravanti, bensì un centrocampista offensivo dotato di grandissima visione di gioco e dagli innumerevoli colpi di genio.

Prima di tutto ciò, però, ci sono i mondiali del 1990, che l’Inghilterra termina al quarto posto anche grazie alle splendide giocate di Gascoigne, ritratto in lacrime dopo l’ammonizione in semifinale, la quale in ogni caso gli avrebbe impedito di disputare il prossimo incontro. Singolare l’episodio dopo Italia-Inghilterra 2-1, finalina del Mondiale: Gianni Agnelli si presentò negli spogliatoi inglesi, accolto dal fuoriclasse albionico nudo, appena uscito dalla doccia, che si faceva beffe di lui, forse l’unico storicamente a farsi beffe dell’avvocato.

Nel 1992 passa alla Lazio, dove si renderà protagonista di memorabili avvenimenti: dal vigoroso rutto in diretta TV che ruppe il silenzio stampa e gli costò 39mila sterline di multa da parte della Federazione Inglese, alla sua prima notte a Roma in cui posizionò le scarpe sulla finestra e si nascose in un armadio, facendo credere al suo dirigente-supervisore di essersi suicidato. Memorabili i suoi gol alla Roma a 4′ dal termine e al Pescara, dove da brillo dribblò 4 giocatori e depositò la palla in rete. A novembre del 1992, disputerà un’amichevole contro il Siviglia di Diego Armando Maradona, alla quale presenzierà in extremis per incontrare proprio il 10 argentino che, dal canto suo, rincuorò il collega inglese (poco prima gli aveva dichiarato di essere totalmente a pezzi e alticcio), con un “anch’io”.

Insomma, saranno stati entrambi brilli, ma le gesta che si videro in quell’amichevole, furono semplicemente atti di ordinaria follia, genio, decidete voi, perché semplicemente una include l’altra e inesorabilmente. Nell’estate del 1995 lascia la Lazio e sui suoi aneddoti ci sarebbe da scrivere un trattato: a quanto pare, Gascoigne fu venduto per un commento scomodo sul fisico della figlia del presidente Cragnotti. Indimenticabili, per i tifosi biancocelesti, le lacrime per il sopracitato gol nella stracittadina romana. Gazza volerà a Glasgow, sponda Rangers, dove ritroverà continuità e non perderà mai la tempra da burlone che lo contraddistingue.

Il canto del cigno internazionale del genio inglese arriva ad Euro 96, dove incanta fino alle semifinali, con l’Inghilterra fermata dalla lotteria dei rigori(a sbagliare il rigore decisivo fu, ironia della sorte, l’attuale ct dei Tre Leoni, Southgate). Dopo il ritiro, tantissimi problemi di salute affliggeranno e tuttora affliggono l’inglese, col suo stile di vita sregolato, dall’abuso di alcol a quello di 60 Redbull al giorno, ma mai sregolato quanto il suo anarchico e fiabesco stile di gioco.

Tommaso Alise

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