Il 7 Giugno del 1970 nasce a San Paolo, uno dei terzini più forti mai approdati in Serie A. Marcos Evangelista De Moraes meglio noto come Cafu, cresce in una famiglia disagiata nei pressi di Jardim Irene, e trova nel calcio l’unico sfogo e l’unica via per sfuggire dalla paura delle favelas brasiliane. Durante la sua gioventù, Cafu esordisce nel vivaio del Nacional per poi girare in più rose del paese, fino a quando nel 1988 non si trasferisce definitivamente nel San Paolo. Esordisce in prima squadra a 18 anni e a 19 diventa il titolare fisso sulla fascia, vince con la maglia della sua città due Coppe Libertadores e la Coppa Intercontinentale nel 1993 contro il Milan.

Nel 1994 fu nominato calciatore sudamericano dell’anno. Successivamente, fresco Campione Del Mondo con il Brasile, si trasferisce in Europa, più precisamente in Spagna al Real Saragozza squadra con cui vinse anche la Coppa Delle Coppe. Nel 90’ Cafu approda in Italia, alla Roma e fa letteralmente faville in maglia giallorossa, si adattò subito agli schemi di Zeman e fu uno dei giocatori più funzionali e importanti nella vittoria dello scudetto del 2001 con Capello. Dopo solo un mese in Serie A era già considerato uno dei migliori stranieri del campionato e i tifosi giallorossi cominciarono a soprannominarlo “Il Pendolino”per quel suo infaticabile correre lungo la fascia destra, avanti e indietro.

Ma Cafu non si accontenta e vince dopo lo Scudetto anche la Supercoppa Italiana ed esordì nello stesso anno in Champions. Alla fine della stagione 2002-2003 la Roma decise di non rinnovargli il contratto, ritenendolo ormai un giocatore finito oltreché tra i responsabili dell’annata negativa della difesa giallorossa, reduce da 41 gol presi tra campionato e coppe. Dopo aver rifiutato una grande offerta da un club giapponese, il terzino brasiliano si accasa al Milan. Il suo arrivo in maglia rossonera è un po’ titubante, i tifosi sono scettici data la sua età, ma Cafu risponde sul campo e diventa il titolare inamovibile del grande Milan. Nel 2003 vince infatti, la Supercoppa Europea contro il Porto, festeggiando alla grande il suo inizio a Milano, ma questo non è l’unico traguardo che il Pendolino supererà con la maglia gloriosa dei rossoneri. Di fatto il 2 Maggio del 2004 vince il primo Scudetto con i diavoli ed il secondo personale, con 41 presenza Cafu fu il calciatore più utilizzato da Carlo Ancelotti in quella stagione.

L’annata successiva è un po’ altalenante per il brasiliano, perché l’arrivo di Stam ha scombussolato i piani del tecnico di Reggiolo, che ha concesso meno minutaggio a Cafu. Nonostante ciò, vince la Supercoppa Italiana contro la Lazio, e viene schierato titolare anche nella clamorosa è perfida disfatta di Istanbul, si la famosa finale di Champions persa ai rigori contro il Liverpool. Una notte da incubo per Cafu, che la descrisse proprio come un film horror.

Durante la stagione del 2005 Il numero 2 rossonero subì vari infortuni gravi che gli costarono la stagione, ma pur stando fermo il nativo di San Paolo riesce a vincere grazie ai suoi compagni la Champions League, e non solo, il Milan si vendica della stagione precedente battendo in finale proprio il Liverpool. Il calcio è davvero strano, questa né è la prova consacrante, ma è tant’altro strano l’addio di Cafu al Milan, nel 2008, quando il Pendolino non si sentiva più in forze e lasciò i rossoneri con una lettera commovente. Durante la sua carriera il terzino brasiliano, nonostante i numerosi infortuni che lo hanno tenuto fuori per molto tempo dai campi di gioco, è riuscito a imporsi in patria e in Europa, diventando uno dei giocatori più forti del mondo. Tant’è che anche con la propria nazionale, il Brasile, vince due Coppe Del Mondo, esaurendo il suo desiderio d’infanzia.

Ripeto, che strano il calcio, dalle favelas alla Champions, passando per i campionati e terminando ai Mondiali, nulla è più forte di ciò che la vita ti offre, ma sei hai rabbia e fame non puoi avere limiti. Potrebbe essere questa la sintesi della carriera di Cafu, un pendolino, che non si è mai arreso e che ha sempre lottato nella vita proprio come durante una partita di calcio.

Vincenzo Natale

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