Quante volte abbiamo sentito dire “al posto giusto, al momento giusto“? In una telecronaca o nel linguaggio quotidiano. Carpe diem, locuzione latina di uso comune, non significa propriamente cogli l’attimo: significa letteralmente “afferra il giorno”, ma più semplice e congeniale è la traduzione precedente. Locuzione coniata dal poeta latino Orazio, più di duemila anni fa.

È quel sottile filo che divide l’anonimato dalla leggenda, il profano dal divino, il segno dalla parola. In una sola locuzione, troviamo un concetto ben più grande di quello espresso da un post su Instagram utilizzando la medesima frase, ovvero l’incertezza del domani e la consapevolezza del presente, da segnare con brivido e personalità perché, alla fine, la vita non è altro che un grande orologio con tempo variabile.

Sta a noi rimanere impressi e segnarla inevitabilmente, scolpire un capolavoro in un buco nero. Il nostro cunicolo spazio temporale si apre e questa volta ci conduce ad una data alquanto singolare: il nove novembre dell’86, è il primo spareggio scudetto della stagione e il Napoli di Maradona si presenta al comunale di Torino per la sfida delle sfide, JuveNapoli. I bianconeri passano in vantaggio con Laudrup, il resto lo fanno la grinta e la caparbietà degli azzurri, che in due minuti, 73′ e 74′, la ribaltano con Ferrario e Giordano. La partita non è finita, le lancette rallentano, la vita va a scatti. Ed è proprio quando le lancette rallentano che un fluidificante di Caserta, all’anagrafe Giuseppe Volpecina, da poco subentrato, si lancia in una matta corsa ad accompagnare Carnevale intento a duellare con Favero.

La palla schizza a destra e Volpecina non ci pensa neanche. È all’appuntamento con la storia e quasi istintivamente tira, a giro. Gol stupendo, 1-3.

Il fluidificante casertano è nella storia, perché all’appuntamento con la storia si è presentato, a differenza di colleghi più dotati di lui tecnicamente. Perché non ha mai smesso di crederci e alla fine ha afferrato il giorno, eternamente rimembrato dal popolo partenopeo. Non si fece scrupoli, per l’incertezza della regolarità della sua posizione, l’incertezza del domani, principio affermato proprio da Orazio in “Carpe diem” e solennemente confermato da Lorenzo il Magnifico, non ce ne voglia il capitano del Napoli, ma questa volta si intende Lorenzo de’ Medici, che nel “Trionfo di Bacco e Arianna” del 1490 invita a cogliere l’attimo, nella consapevolezza della sua fugacità.


Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza

Tommaso Alise

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