Viviamo in un mondo dove sembra quasi che, dietro di noi, penda un cartellino con un prezzo. Una continua valutazione in denaro,implicita,della vita stessa. In un globo sempre più apparente e sempre meno veritiero, specchio di ciò che è il calcio odierno, uno dei centrocampisti più validi del mondo ha cominciato la sua cavalcata inarrestabile verso la vetta del mondo, tra una pennellata e uno sprazzo di classe, con la cifra simbolica di… Un euro!
È l’estate del 2015 e i dirigenti di Ajax e Willem II si incontrano per discutere di un diciottenne. I lancieri acquisteranno quel giocatore, tra una buona parola sulla rivendita (il 10%), una stretta di mano e una cifra simbolica. Un solo euro.

Lo storico vivaio europeo, però, non prende giocatori casualmente. Universalmente riconosciuto come culla di stelle, il settore giovanile dell’Ajax è un cult, un sogno per chiunque sogni di giocare a calcio ad alti livelli. È lo Steven Spielberg di ogni grande carriera.
Si parla di Frenkie De Jong, che arriva gonfiando il petto, consapevole di star vivendo un sogno. Anzi, l’inizio di un sogno. Per chiarire la situazione: non è un giocatore normale. È un giocatore superiore, che vede gallerie dove tutti vedono pertugi. Definirlo regista è quasi riduttivo, perché Frenkie fa calcio. In ogni sfumatura. Visione di gioco da grandissimo, portentosa sicurezza e personalità, personalità da vendere. Fece parte della generazione d’oro dell’Ajax che fu a trenta secondi dalla finale e che ora girovaga per l’Europa, in cerca di fortuna. L’esplosione di De Jong avviene dunque a 21 anni, come il numero che porta sulle maglie di club e nazionali.

Il ventuno, o blackjack, è anche un famigerato gioco d’azzardo praticato con le carte, da casinò. Basato sul rischio e sulle sensazioni, contro un banco. Il banco vince sempre, non sbaglia mai. E Frenkie con la palla tra i piedi è come il banco dei casinò di Las Vegas: ciò che per i comuni mortali è un rischio, per lui è una certezza. La sua testa, è un meccanismo perfetto. Intelligenza tattica e tecnica, sa sempre e comunque dove finirà la palla, in quanto padrone della sfera come l’umano è padrone del proprio destino. Ed è anche un ragazzo di cuore, De Jong, che corre col 21 dietro le spalle per omaggiare il padre morto prematuramente, nato il 21 aprile. È un ragazzo di cuore perché poteva giocare ovunque, da Parigi a Manchester. Ma lui ha scelto Barcellona, per dare continuità alla filosofia di gioco che lo ha incoronato come giocatore totale. Perché, in fondo “il Barcellona è figlio dell’Ajax” come disse l’ex presidente del Barcellona Josep Bartomeu.


E c’è chi, dall’alto, con un’altra maglia, quella arancione col numero 14, starà gongolando dopo la magnifica prestazione di un visionario figlio del suo calcio totale.

Tommaso Alise

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