L’araba fenice viene nominata spesso, viene tatuata, viene maltrattata e spesso diffamata. Ed è per questo che lo spirito della fenice risiede nell’anima di chi risorge dalle proprie ceneri, di chi cade ma nemmeno si lecca le ferite: c’è un barlume di speranza e il dolore della caduta è ben meno agonizzante della sola idea di non aver puntato tutto su quella flebile luce in fondo allo stretto tunnel del fallimento. La fenice, dunque, sceglie un uomo di Cirié, provincia di Torino, per tornare a manifestarsi, per onere e onore del suo nome.


Mattia ha poco più di 21 anni, sono anni che si alza la mattina con il sogno di giocare con la sua squadra del cuore. Un po’ come facevo io, come facevi tu, da bambino. Anzi, lo facciamo tuttora, non neghiamocelo. Poi però arriva una chiamata, dal suo amato Torino. In prestito alla Virtus Entella, dicono. Poi tornerà alla base. Mattia chiude gli occhi tranquillo, non sapendo che sarà la sua ultima notte con la maglia della sua squadra del cuore. Poi tanta gavetta e soprattutto tanti, troppi nomignoli insopportabili. 10 di provincia, dicono di un mancino che vale ben più di una retrocessione in C.

Mattia Aramu, talento e genio al potere

VENICE, ITALY – NOVEMBER 07: Mattia Aramu of Venezia scores the equalizing goal with penalty (2:2) during the Serie A match between Venezia FC v AS Roma at Stadio Pier Luigi Penzo on November 07, 2021 in Venice, Italy. (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Ed è lì che il ragazzino diventa uomo, quando si rende conto di essere solo contro il mondo, contro chi lo definisce l’ennesimo prospetto perduto. Arriva il Siena ed è ufficiale, le porte granata sono chiuse, a titolo definitivo. Ma il ragazzo non si perde d’animo e comincia la sua ascesa alla Serie A, ascesa che il sistema calcistico italiano gli aveva tolto non credendo in lui. 7 gol sono un biglietto da visita che basta al Venezia per portarlo in B, nel 2019. Allora Aramu continua a segnare come quando a Cirié, suo paesino di nascita, faceva gol tra ginocchia sbucciate e zaini al posto delle porte. Come facevi tu.

Il Venezia in due anni lo trascina di prepotenza, in Serie A. Poi lo danno per spacciato, ma ora Mattia è preparato, ha 26 anni e qualche sassolino da rimuovere dalla scarpa. Poi, sarà che il destino è sadico, ma sicuramente non si dimentica di nulla. Ad avvalorare questa tesi? Il teatro del primo gol in A del 10 della laguna. Fischio assordante nella cornice di uno stadio gremito, il Venezia ha l’occasione per pareggiare, su calcio di rigore. Allora il rigore lo batte il 10, chiaramente. Palla all’angolino, portiere battuto. La fenice è più vivida che mai, ma non esulta per il suo primo gol in massima categoria. Perché l’avversario è il tanto amato Torino, la sua gente, croce e delizia della sua vita. E la fenice, il rispetto della vita precedente, non lo dimentica mai. Ecco perché risorge dalle sue ceneri: perché per quanto possa esser stato amaro e duro il passato con lei, non lo disprezza, anzi. Lo rispetta. Perché senza il doloroso “prima”, il meraviglioso “dopo”, non esisterà mai. In campo, come nella vita.

A cura di Tommaso Alise

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