Qual è la differenza tra un talento e un genio?
“Un talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire; il genio colpisce un bersaglio che nessun altro può vedere.” , direbbe Schopenhauer. E probabilmente aveva pure ragione. Sapete perché? Perché c’è una sola persona, in campo durante Inter-Napoli, che avrebbe anche solo pensato di trovare l’incrocio dei pali.

La soluzione era tirare una punizione, ma come la tiri una punizione in movimento? Ah beh, questo io non lo so, non sono mica Dries Mertens. Mertens decide, dunque, di colpire un bersaglio che nessun altro può vedere, l’incrocio dei pali alla destra di Handanovic. La partita si riapre, ma il genio non è solo questo, è molto, molto di più. Il genio è colui che non si isola dal gioco, come può fare un fuoriclasse qualsiasi, ma lo prende in mano, dettando tempi di inserimento e di palleggio come guidato da un’unica sinfonia mentale all’insegna dell’armonia e del rispetto del pubblico, perché la gente che viene allo stadio merita novanta minuti di divertimento o almeno quindici, per lo stress c’è la settimana intera.

Genio in movimento

Rimanere a parlare del gol che ha riaperto la partita sarebbe superfluo, tanto le parole non bastano, per spiegarlo. Basta la consapevolezza, quasi inconfutabile, che se ci fossero stati cinque uomini in barriera, Mertens l’avrebbe buttata dentro comunque. In tanti recriminano per l’occasione sbagliata, magari ci sta, perché parleremmo con un tono diverso in questo momento se solo Dries avesse calciato in un’altra maniera all’ultimo secondo, ma forse è lì che si consuma la giustizia più assoluta.

Quello è un gol facile (per uno come lui), però il Napoli non avrebbe meritato il pareggio, parlandoci molto schiettamente. Venti minuti di poesia non compensano settantacinque minuti di confusione, magari nei nostri cuori o nelle nostre teste è così, ma il campo è cinico, la poesia si è ritirata più di venti anni fa ed è morta il 25 novembre del 2020, da allora la poesia ha smesso di esistere, sui campi da gioco. O almeno la poesia, quella totale: ai fugaci attimi di gioia, a ricordarci perché amiamo il pallone, ci pensa Dries Mertens da Lovanio, anzi, da Napoli.

A cura di Tommaso Alise

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