Sono le 7:15, sono sceso e l’autobus l’ho raggiunto per un pelo, il Sole spacca le pietre e domina gli animi, è novembre eppure qualcosa sembra non andare. Il Sole lo guardi e ricambia lo sguardo, perché è un gran signore, ma spesso la troppa luce ti acceca, ti corrode, ti incenerisce piano piano. Mi sembra quasi di scorgere un astro più luminoso, nel cielo. 

Forse è nella mia testa e comunque sia, non voglio lasciarlo scappare, un’occasione del genere difficilmente ti ricapita. Ha i capelli ricci, la tuta azzurrissima tanto da fare contrasto col cielo, un solo piede, il piede sinistro, l’altro lo usa solo come perno, l’altro lo lasciamo ai giocatori normali. Ha le scarpe slacciate, una caviglia che sta lì perché è la mano di Dio a tenerla lì, una cicatrice spaventosa, lo sguardo di chi ha una buona parola per ogni peripezia vissuta. 

A Diego Maradona, eterno amico mio

NAPLES, ITALY – NOVEMBER 26: Kalidou Koulibaly of Napoli wears a number 10 Maradona shirt during the UEFA Europa League Group F stage match between SSC Napoli and HNK Rijeka at Stadio San Paolo on November 26, 2020 in Naples, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

Continua a palleggiare, palleggia incessantemente su quella nuvola un po’ bianca e un po’ azzurra. Ogni palleggio è una speranza, una vita salvata dalle sue prodezze, qualche vita decisamente troppo pesante e alleviabile solo con quei meravigliosi novanta minuti di follia, la follia che rallegra la gente, il sottile confine tra caos e sinfonia oltrepassato quotidianamente, quasi galleggiandoci. 

L’ultimo palleggio lo manca, chiude gli occhi e mette il pallone sotto il braccio. 

Quel palleggio era la sua vita, che in molti avrebbero reputato molto più importante della plebaglia che quel genio irriverente aveva salvato e consolato per anni, ma per lui no, perché a palleggiare sul Sole, ambiente abbastanza caldo da rimembrargli i campi calcati, ci è arrivato distrutto, ma se davvero c’è un giudizio alla fine, sono sicuro che anche l’Altissimo si sia seduto ad ascoltare ciò che quel concentrato di talento avesse da raccontargli. 

A Diego Armando Maradona, il portento che donò alla mia gente l’opportunità di sognare.

A cura di Tommaso Alise

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