C’è una squadra, in Serie A, che ormai è una certezza, tanto da essere prossima a conseguire il terzo passaggio dei gironi consecutivo in Champions League. C’è stato un lasso di tempo in cui non è stato così: l’Atalanta era in svantaggio contro un agguerritissimo Young Boys, mancava pochissimo al termine, i giornali erano pronti ai titoloni. Non c’era nulla che andasse bene, fino a quando non è stata fischiata una punizione dal limite dell’area per i nerazzurri.

Allora entra in campo un colombiano dai mille vinti, fa dalla panchina al cerchietto disegnato dall’arbitro come un centometrista e si appresta a calciare. Venti secondi dopo il suo ingresso in campo, è tripudio nel settore ospiti: l’Atalanta ha fatto tre a tre, ha segnato Luis Muriel. Uno di quei giocatori inspiegabili, com’è inspiegabile la sua gestione, ma guardando la media gol, beh, poco da spiegare. Gasperini non lo fa partire spesso da titolare, ma quando entra, è praticamente sempre decisivo. Tant’è che quello che differenzia un buon giocatore da un gran giocatore, è che al buon giocatore serve tempo, al gran giocatore il tempo non serve, serve la fiducia.

Talento, infinito talento: Luis Muriel

BERGAMO, ITALY – AUGUST 28: Luis Muriel of Atalanta BC looks on during the Serie A match between Atalanta BC and Bologna FC at Gewiss Stadium on August 28, 2021 in Bergamo, . (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Fiducia che è mancata all’attaccante orobico, che pareva star apprestandosi a diventare l’ennesimo rimpianto dalle immense qualità tecniche, riconosciute quando era un ragazzino e venne precocemente accostato a Ronaldo il fenomeno. Beh, non è che il paragone sia blasfemo quanto sembri: velocità da urlo, cambio di passo fantascientifico, precisione abbinata a potenza e dribbling finissimi. Croce e delizia dei fantallenatori, che col tempo hanno capito di non doverlo lasciare mai fuori, il colpo è sempre in canna e l’esplosivo talento bergamasco non aspetta altro che premere il grilletto, contro qualsiasi avversario, durante qualsiasi minuto di gioco.

Di tempo ne ha sprecato, Muriel, dal girovagare al Siviglia senza mai trovare sé stesso prima che una meta ben precisa. Ma il ragazzino è diventato uomo, i tempi di Lecce son passati. E proprio come dimostrazione della maturità, Luis ha saputo fare del tanto odiato e iniquo tempo la sua arma migliore. Non importa se l’allenatore lo schiererà al sessantesimo, all’ottantesimo o dal primo minuto, il talento non ha bisogno di tempo, ha solo bisogno di fiducia e…di una platea da appassionare.

A cura di Tommaso Alise

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