STAN: Come spesso accade nel nostro paese, si finisce per trarre giudizi affrettati. Non è un caso che i giovani fatichino ad emergere nel nostro campionato. 

Non sarà questa la specifica situazione, ma Stan Lobotka possiamo dire che è stato vittima degli stessi identici giudizi. Ragazzo promettente ma proveniente da una realtà semi sconosciuta (se non per chi mastica calcio a 360º). 

Alcune colpe sono da attribuire anche allo slovacco, per l’essersi presentato leggermente fuori forma, e dunque, per aver avuto lunghi tempi di adattamento. 

A suo favore però ha sempre giocato un aspetto che non tutti hanno tenuto ben presente: le condizioni di sbando societario in cui arrivó, unite alla confusione che regnava sovrana nello spogliatoio post ammutinamento ancelottiano, con un Gattuso che non è mai realmente andato d’accordo con De Laurentiis.

Caro Stan, perdonaci 

Foto: GettyImages

 

Grazie all’avvento di Luciano Spalletti, Stan ha riacquisito la fiducia del tecnico, che gli ha permesso di recuperare in tutta tranquillità dall’infortunio di inizio stagione. Complice anche l’estrema emergenza infortuni del centrocampo, lo slovacco ha raggiunto dei livelli di gioco mai raggiunti prima d’ora da parte sua all’ombra del Vesuvio. 

Le partite con Lazio e Atalanta sono dei quadri da esporre al Louvre. Efficacia tecnica, pulizia tattica e verticalizzazione. 

Caro Stan, perdonaci. Come spesso ci accade in questi casi, siamo stati troppo affrettati. 

A cura di Ugo Casadio 

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