MANOLAS: Soffiava la brezza marina sulla mia testa pregna di salsedine, da poco avevo compiuto dodici anni, si respirava un’aria di leggendaria illusione forte di una squadra orfana del suo capitano, ma che appariva competitiva e mai doma, specialmente in Europa. L’entusiasmo dell’acqua, che pareva anch’essa sorridente nel dichiarare guerra alla sabbia, eterna rivale, unico limite sul suo dominio.

Faccio per tornare a casa, sono le due, ma è una dirompente voce preadolescenziale a richiamare la mia attenzione. “Tommà, il Napoli ha preso Manolas”, così si pronunciò il mio amico Gabriele, interrompendo il mio stato di simbiosi con la natura. Non ebbi neanche il tempo di promettergliele nel caso in cui fosse stata una simpatica burla, ciò che mi sovviene fu la mia corsa a casa.

LA GRANDE ILLUSIONE

Era tutto vero, c’era il tweet, c’era l’ufficialità, c’era il greco sorridente e con la penna in mano. Si parlava di sostituto di Koulibaly, il mio meraviglioso eroe, ma io non ci pensavo nemmeno. Sognavo The Last Dance prima ancora che fosse disponibile su Netflix, vincere quella cosa con tre colori per poi ricominciare, un ultimo anno prima del volo dei miei vincibili, tremendamente umani, eroi. Il secondo centrale più forte del campionato, per una compattezza ermetica. “Pesterà i piedi a Kalidou”, sentenziò Giorgio, prontamente mandato a quel paese e invitato a portare con sé sua madre. Troppo razionale per il mio sogno a occhi aperti. Troppo razionale per svegliarmi, due anni e sessanta presenze dopo, senza neanche l’ombra di quella distopica toppa e senza il tuo rispetto,Kostas.

Tommaso Alise

Foto: Il Napolista

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