STORIA: C’è un labile confine tra le imprese e la quotidianità. Una buona azione, un sorriso passeggero si nota, ma è destinato a perdersi nei ricordi. Un’impresa si disegna sul volto dei fortunati spettatori e resta lì per sempre, dopo un istante è già un ricordo, un attimo ricorrente e infinito.

IL NAPOLI PARTE PER TORINO

Il Napoli ha undici uomini contati, si fa prima a nominare gli indisponibili, non c’è nemmeno l’allenatore. Sulle fasce il redivivo Ghoulam per un ritorno leggendario e complicatissimo, al centro Juan Jesus e Rrahmani a protezione di Ospina, Di Lorenzo a destra, Lobotka e Demme per fare da schermo. La classe di Zielo, il controverso Insigne, lo sfrecciante Politano e l’eterno Mertens. Così, per esclusione, si presenterà in campo il Napoli. Questi gli 11 eroi, come i trecento spartani, pronti a ridere in faccia al destino inerme, pronti a sputare sangue. Recuperato in extremis l’estroso Elmas, Fabiàn non ce la fa, ma per fare numero probabilmente verrà convocato. Azzurri, dannatamente tinti dello stesso colore del cielo, lo stesso cielo che sembra nero alla vigilia della gara dell’anno.

L’OCCASIONE PER DIVENTARE LEGGENDA

I ragazzi si trovano davanti ad un bivio: una sconfitta comprensibile, per quanto indigesta. O la storia. Incidere gli 11 nomi in oro, sull’almanacco partenopeo. Poter diventare gli eroi immortali di una città, andando a rendere possibile l’impossibile. L’armonica e spettacolare sensazione di “uccidere” la sfida, come cantano i tifosi del River dalla storica finale di Libertadores vinta contro i rivali di sempre.

Vincere per entrare nella leggenda, per chiudere un ciclo, per ammazzare qualsiasi dibattito.

Tommaso Alise

foto: Skysport.it

Rispondi