Spesso ci interroghiamo su quanto il talento influisca sulle sorti di una partita, di una stagione. Si può sopperire alla tattica con la tecnica?
Spesso i giocatori più talentuosi sono anche i più anarchici, difficile tenere in una bottiglia la strabordante essenza di un dono naturale.

C’è tanto talento, nel Napoli. Tanto talento nell’accendere la gara, tra una fiammata di Zielinski e un colpo da maestro di Mertens. O nell’illuminarla, come Fabiàn Ruiz. Ma nessuno, sa dominare la gara meglio di Stanislav Lobotka, perché un gol può segnarlo chiunque, ma in questo Napoli la palla passa sempre ed obbligatoriamente dal saggio compasso slovacco. Un compasso capace di avvitarsi continuamente, capace di sorprendere giocando ad un tocco, dono per pochi eletti.

Dalla panchina alla gloria: che giocatore sta diventando Lobotka?

Fonte foto: profilo Instagram personale di Lobotka

Dunque, ricapitoliamo: Lobotka non ha il mancino fatato del suo compagno di reparto spagnolo, gli strappi del polacco che serpeggia più avanti, i colpi da biliardo del miglior marcatore della storia azzurra…quindi Lobotka che dono ha?
Lobotka ha il dono della semplicità, un dono decisamente scomodo in un mondo così complicato. Un mondo tanto dolce quanto scomodo, perché non tutti comprendono l’importanza di giocatori del genere. Emblematica una statistica, il meraviglioso 94% di passaggi riusciti, 94 su 100 esatti, sbagliando soltanto 6 passaggi.
Una riserva? Tutt’altro, nell’organico di mister Spalletti sono tutti titolari. Poi, se hai l’avvitamento dei fuoriclasse e una lucidità degna dei servizi segreti, beh, il resto vien da sé.
Anguissa è avvisato: il posto, in mezzo al campo, ora ha un proprietario slovacco…vi ricorda qualcosa?

A cura di Tommaso Alise

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