Spesso si tende a sottovalutare l’importanza di un allenatore, pensando solo che non debba fare guai gestendo lo spogliatoio. Nonostante questa ipotesi vada sgretolandosi progressivamente, dal Psg sovrastato dal Lille di Galtier alla Juve del tanto acclamato Allegri rilegata a 5 punti dalla zona Champions, una storia quantomeno indicativa ce la racconta Ivan Juric, l’uomo del momento. Lunedì la sua squadra ne ha rifilati 4 alla squadra che, mio modesto parere, gioca il miglior calcio in Italia: la Fiorentina di Italiano.
Ivan Juric si porta dentro il freddo di chi è nato nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, di chi ha vissuto la sua giovinezza tra un kalashnikov e una fuga, di chi una mattina s’è svegliato per il rumore delle bombe e non ha più dormito nel proprio letto. A diciassette anni, mentre milita nell’Hajduk Spalato, vede la sua gioventù inevitabilmente scossa e distrutta dal conflitto, forse sarà per questo che ai giovani ci tiene tanto. Non avendo vissuto la propria giovinezza, tra rognose marcature e pressing asfissiante, responsabilizza e mette nelle condizioni di esplodere i più giovani, i più esperti invece li lascia spensierati, perché il segreto dell’esplosività risiede nella giovinezza.

La cavalcata di Juric

Il glorioso Toro era allo sbando, impazzavano contestazioni per una salvezza arrivata in extremis contro una Lazio, già sicura dell’Europa League, prima di un possibile scontro diretto contro il Benevento.
Un solo uomo poteva risollevare il Toro, un uomo che avrebbe meritato una big, eppure a lui piacciono le sfide impossibili, da bravo sergente. Anche se mi rincitrullisco pensando che nessuna big l’abbia cercato, con il suo sistema di gioco meraviglioso e capace di fare miracoli. Per informazioni chiedere per le strade di Crotone e Genova, o anche a Verona. Con gli scaligeri era costantemente dato per spacciato, ma in entrambe le stagioni si è salvato con largo anticipo, collezionando le teste praticamente di tutte le big. Dalle vittorie in trasferta Atalanta e Lazio alla distruzione del sogno del Napoli, bloccando in trasferta gli azzurri meritando di vincere. Piccolo spoiler, il Verona non era in corsa per nulla e questo fu sottolineato nelle interviste postpartita, urtando i nervi del sergente croato che nella vita ha sempre lottato, senza mai lasciare nulla a nessuno.
A Torino ha preso una squadra allo sbando, consegnando il centrocampo al temperamento di Mandragora e alla tecnica di Lukic, le fasce a Vojvoda e Singo, l’anarchia a Brekalo e Praet: a buttarla dentro ci pensa Toni Sanabria, o anche il versatilissimo difensore Bremer.
Et voilà, ecco una delle squadre più intriganti della serie A, perché citando il più grande innovatore della storia del calcio, Johan Cruijff: giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile.

A cura di Tommaso Alise

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